L’ingratitudine di un figlio: frase di Shakespeare
Quanto è più crudele del morso di un serpente l’ingratitudine di un figlio.
💡 Riflessione AI
La metafora controintuitiva paragona l'offesa fisica a un dolore morale: l'ingratitudine filiale ferisce più profondamente di qualsiasi aggressione. È un lamento universale sul tradimento affettivo che colpisce l'identità e l'autorità del genitore.
Frasi di William Shakespeare
Significato Profondo
In termini etici e sociali, la battuta evidenzia come i legami affettivi contengano expectative di riconoscenza e dovere; la loro rottura produce una sofferenza che supera i normali torti esterni. Contestualmente all'opera, esprime anche il motivo tragico della perdita d'autorità e dell'isolamento, mostrando come l'abbandono affettivo sia causa di caduta e follia.
"How sharper than a serpent's tooth it is / To have a thankless child!"
Origine e Contesto
Fonte: King Lear, Atto I, Scena IV — parole pronunciate da Re Lear durante il confronto con le figlie
Impatto e AttualitÃ
Esempi di Utilizzo
- ✓ Un genitore che ha sacrificato carriera e risorse per i figli e viene rifiutato o ignorato in età avanzata: «Quanto è più crudele…» come commento al dolore provato.
- ✓ In una disputa ereditaria in cui un figlio esclude o denigra i genitori nonostante il loro sostegno, citare la frase per denunciarne l'ingratitudine.
- ✓ In articoli o post sui social che trattano abbandono degli anziani o mancanza di cura familiare, per enfatizzare il peso morale della trascuratezza filiale.
Variazioni e Sinonimi
- • How sharper than a serpent's tooth it is to have a thankless child!
- • L'ingratitudine di un figlio è più amara del veleno.
- • Nessun morso è più duro dell'ingratitudine filiale.
- • Il tradimento di un figlio ferisce più dell'offesa fisica.
Domande Frequenti (FAQ)
Sì. È tratta da King Lear, Atto I, Scena IV, ed è pronunciata da Re Lear.
Il 'morso del serpente' è una metafora per una ferita acuta e velenosa: qui indica il dolore morale e la sorpresa provocati dall'ingratitudine di un figlio.
La frase risale alla composizione di King Lear, probabilmente tra il 1605 e il 1606.
Si usa per descrivere tradimenti o mancanze affettive particolarmente dolorose, soprattutto nel contesto familiare o nelle discussioni su cura e responsabilità intergenerazionale.
Un amico è colui che ti conosce per ciò che sei, che capisce dove sei stato, che accetta quello che sei diventato, e che tuttavia, gentilmente ti permette di crescere.
Date al dolore la parola; il dolore che non parla, sussurra al cuore oppresso e gli dice di spezzarsi.