Il demonio può vincere battaglie, non la guerra
Il demonio può vincere delle battaglie. Anche importanti. Ma mai la guerra.
💡 Riflessione AI
La frase mette in guardia dall'equivoco di giudicare il risultato finale dalle singole sconfitte: ogni battaglia perduta è parte della storia, non la sua fine. Nel gioco e nella vita la tenacia trasforma fallimenti momentanei in vittorie durature.
Significato Profondo
Nel contesto sportivo (per esempio il basket) il concetto vale così: un giocatore può sbagliare tiri, una squadra perdere partite o quarti importanti, ma questi avvenimenti sono tappe di un percorso più ampio. Interpretando termini forti come "tiri" o "morti" in senso metaforico, la citazione sottolinea la differenza tra singoli errori e la resilienza mentale necessaria per vincere la stagione o raggiungere risultati di valore.
"Il demonio può vincere delle battaglie. Anche importanti. Ma mai la guerra."
Origine e Contesto
Fonte: La frase è attribuita a Gabriele Amorth e ricorre in interviste, interventi pubblici e citazioni riportate da terzi; non esiste attualmente una fonte unica, verificata e universalmente riconosciuta che la colleghi a una specifica opera pubblicata.
Impatto e Attualità
Esempi di Utilizzo
- ✓ In panchina durante i playoff: un allenatore ricorda alla squadra che perdere un quarto o una partita non compromette la serie se si mantiene la concentrazione.
- ✓ Un giocatore che ha sbagliato molti tiri liberi nella stagione commenta: "Ho fallito dei tiri, ma la stagione è lunga e posso ancora contribuire alla vittoria finale".
- ✓ Nel percorso personale: dopo un insuccesso professionale si usa la frase per ricordare che un fallimento non definisce la carriera complessiva, serve il progetto a lungo termine.
Variazioni e Sinonimi
- • Si possono perdere delle battaglie ma non il conflitto complessivo.
- • Una sconfitta non determina il destino finale.
- • Gli errori sono tappe, non sentenze definitive.
- • Perdere partite non significa perdere la stagione.
Domande Frequenti (FAQ)
Nel basket indica che singole sconfitte, quarti persi o tiri sbagliati non condannano una stagione se la squadra mantiene resilienza, strategia e unità.
Pur venendo da un autore religioso, la frase ha una valenza universale e si presta a interpretazioni laiche: è frequentemente usata come motto motivazionale nello sport e nella vita.
Non esiste una fonte pubblica e verificata che colleghi la citazione a una specifica opera: è attribuita ad Amorth in interviste e interventi pubblici.
Usala per ricordare che gli errori sono momentanei: sottolinea il piano complessivo, l'importanza della preparazione e la necessità di reagire rapidamente alle difficoltà.
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