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La scelta tra vecchio e nuovo nel basket

Chi lascia la strada (via) vecchia per la nuova, s...

Chi lascia la strada (via) vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova.

💡 Riflessione AI

La frase invita a ponderare il salto verso l'ignoto: nello sport come nella vita, si conosce il valore di ciò che si lascia ma non l'esito di ciò che si sceglie. È un monito a bilanciare coraggio e consapevolezza prima di cambiare tattica, squadra o abitudini.



Significato Profondo

Il proverbio afferma che abbandonare ciò che è noto per tentare il nuovo porta con sé una certezza (ciò che si lascia) e un'incertezza (ciò che si trova). In ambito sportivo significa che un giocatore o una squadra che cambia strategia, allenatore o club conosce i pro e i limiti della scelta precedente ma non può prevedere esattamente i risultati della transizione: nuovi ruoli, opportunità di tiri diversi e rischi di adattamento.

Dal punto di vista educativo, la frase insegna a valutare il rapporto rischio/beneficio: non è un invito alla conservazione a prescindere, ma una sollecitazione a informarsi, prepararsi e soppesare le conseguenze pratiche e psicologiche del cambiamento prima di compierlo. Nel basket può tradursi in analisi di minuti in campo, sistemi offensivi diversi o trasferimenti, mentre nella vita riguarda carriera, relazioni e routine personali.
Versione Originale

"Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova."

Origine e Contesto

Si tratta di un proverbio popolare italiano di autore anonimo, tramandato oralmente e raccolto in diverse antologie di proverbi nei secoli XVI–XIX. Come molti detti popolari, ha equivalenti in altre lingue e culture: ad esempio l'inglese "Better the devil you know than the devil you don't know" e lo spagnolo "Más vale lo malo conocido que lo bueno por conocer". La formulazione è diventata comune nella lingua parlata e in scritti morali e didattici senza una paternità letteraria precisa.

Fonte: Proverbio popolare italiano, autore anonimo; non attribuito a un'opera specifica ma presente in raccolte di proverbi e detti popolari.

Impatto e Attualità

La frase rimane attuale perché descrive una dinamica universale: la tensione tra conservazione e innovazione. Nel contesto del basket moderno, la decisione tra affidarsi a schemi tradizionali o adottare approcci analitici e nuovi tiri da tre punti è esattamente il dilemma espresso dal proverbio. A livello personale, è rilevante per atleti e allenatori che devono scegliere tra stabilità e opportunità di crescita, bilanciando sicurezza, ambizione e potenziali ricompense.

Esempi di Utilizzo

  • Un giocatore di basket valuta il trasferimento in un club più grande: conosce il ruolo che aveva e i minuti garantiti, ma non sa quanti tiri avrà nella nuova squadra.
  • Un allenatore modifica il sistema offensivo dalla palla a terra a un gioco più perimetrale; i giocatori sanno cosa abbandonano ma imparano strada facendo i nuovi movimenti e i nuovi tiri.
  • Un atleta cambia preparazione fisica e routine: lascia metodi noti e prova un approccio innnovativo che può migliorare i suoi tiri decisivi o richiedere tempo di adattamento.

Variazioni e Sinonimi

  • Chi lascia la via vecchia per la nuova sa quel che lascia, ma non sa quel che trova (variante comune).
  • Meglio il diavolo conosciuto che quello sconosciuto.
  • Más vale lo malo conocido que lo bueno por conocer (equivalente spagnolo).
  • Better the devil you know than the devil you don't know (equivalente inglese).
  • Non scambiare la sicurezza certa per l'incertezza del possibile.

Domande Frequenti (FAQ)

Q: Cosa significa questo proverbio nello sport?

Indica che cambiare squadra, tattica o abitudini comporta rinunciare a certezze note e affrontare risultati incerti; serve a invitare a valutare rischi e benefici.

Q: È attribuito a qualche autore famoso?

No: è un proverbio popolare italiano di autore anonimo, presente in molte raccolte di detti tradizionali.

Q: Come applicarlo nell'allenamento di basket?

Usarlo come spunto per analizzare cambi di sistema o trasferimenti: testare novità in allenamento, misurare i nuovi tiri e preparare l'adattamento prima di scelte definitive.

Q: Invita a non cambiare mai?

No: non è un rifiuto del cambiamento, ma un monito a farlo con consapevolezza, pianificazione e valutazione dei rischi.

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Curiosità

Il proverbio è spesso citato negli spogliatoi e nei briefing tecnici per ricordare ai giocatori che un cambiamento di squadra o di tattica non garantisce risultati immediati. Inoltre è stato ripreso in saggi e articoli sulla gestione del cambiamento in azienda e nello sport: la sua semplicità l'ha resa un frammento di saggezza popolare trasversale a contesti molto diversi.


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