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Tolleranza, distanza e spirito sportivo

Siamo tolleranti e civili, noi italiani, nei confr...

Siamo tolleranti e civili, noi italiani, nei confronti di tutti i diversi. Neri, rossi, gialli. Specie quando si trovano lontano, a distanza telescopica da noi.

💡 Riflessione AI

La frase mette a nudo l'ambivalenza di una civiltà che proclama tolleranza ma la pratica a distanza, come un tiro che colpisce solo se non ci coinvolge. Nel confronto sportivo diventa monito: la vera civiltà si misura nella vicinanza, non nell'applauso per l'estraneo lontano.



Significato Profondo

La frase osserva con tono ironico e amaro un paradosso sociale: gli italiani si dichiarano civili e tolleranti, ma questa apertura rimane teorica finché la diversità resta lontana e quindi innocua. In ambito sportivo il concetto traduce il rischio che i tifosi o le società esibiscano una presunta apertura solo quando l'alterità è percepita come 'spettacolo' o lontana dalla propria realtà quotidiana, mentre nel contatto diretto emergono diffidenza e discriminazione.

Dal punto di vista educativo, la frase invita a distinguere tra dichiarazioni di principio e pratiche reali: la misura di una comunità non è quanto proclama, ma cosa fa quando il diverso è vicino — un avversario che entra nello spogliatoio, un compagno di squadra con un background differente, un giovane talento con un altro colore di pelle. Così letta, la citazione diventa stimolo per trasformare la tolleranza in inclusione attiva e responsabilità collettiva.
Versione Originale

"Siamo tolleranti e civili, noi italiani, nei confronti di tutti i diversi. Neri, rossi, gialli. Specie quando si trovano lontano, a distanza telescopica da noi."

Origine e Contesto

Indro Montanelli (1909–2001) è stato uno dei più noti giornalisti italiani del Novecento, autore di reportage, saggi e rubriche di commento. La frase rispecchia il tono aforistico e spesso provocatorio delle sue pagine, maturato in un'Italia del secondo dopoguerra che faceva i conti con eredità coloniali, migrazioni e mutamenti sociali. Montanelli lavorò a lungo come corrispondente e editorialista, e la sua produzione giornalistica riflette sia la cultura di massa dell'epoca sia discussioni più ampie sul ruolo dell'Italia nel mondo.

Fonte: Attribuita a Indro Montanelli in una sua rubrica giornalistica; la frase circola come aforisma tratto dai suoi scritti giornalistici del XX secolo, senza una collocazione editoriale univoca e facilmente rintracciabile.

Impatto e Attualità

La frase resta attuale perché mette in luce dinamiche ancora vive: la globalizzazione dello sport ha avvicinato culture e colori, ma ha anche mostrato le fragilità dell'inclusione reale. Episodi di razzismo negli stadi, la gestione dell'accoglienza nelle squadre giovanili e il dibattito pubblico su rappresentanza e stereotipi rendono la citazione utile per riflettere su quanto la tolleranza sia performativa o sostanziale. Inoltre, il linguaggio lapidario di Montanelli alimenta la discussione critica sui limiti della nostalgia e sull'importanza di responsabilità storica e sociale.

Esempi di Utilizzo

  • Commento di un allenatore che invita la squadra a trasformare la tolleranza in rispetto: «Non basta applaudire gli avversari stranieri in televisione; li incontreremo domani in campo, e lì si vede il valore della nostra inclusione».
  • Articolo di cronaca che paragona i tifosi che elogiano l'internazionalità del campionato a quelli che non tollerano un compagno di squadra diverso nel proprio quartiere.
  • Campagna educativa per le giovanili: usare la citazione come spunto per laboratori su empatia e confronto, ribadendo che la vera civiltà si misura negli spogliatoi e nelle trasferte, non solo nei commenti a distanza.

Variazioni e Sinonimi

  • Dichiarare tolleranza e praticarla solo a distanza.
  • Siamo aperti solo quando l'altro resta lontano.
  • La civiltà si proclama, ma si applica raramente da vicino.
  • Apprezziamo la diversità finché rimane uno spettacolo lontano.

Domande Frequenti (FAQ)

Q: La citazione è considerata offensiva?

La frase riflette uno sguardo critico e ironico sulla ipocrisia sociale; molte persone la considerano problematica perché normalizza stereotipi, mentre altri la leggono come denuncia dell'ipocrisia stessa.

Q: Come applicarla in un contesto sportivo educativo?

Usandola come spunto per esercizi di consapevolezza: discutere la differenza tra tolleranza dichiarata e inclusione concreta, creare regole anti-discriminazione e promuovere il rispetto nello spogliatoio.

Q: Da dove proviene esattamente la citazione?

La frase è attribuita a Montanelli in una sua rubrica giornalistica; non esiste una fonte unica e verificabile facilmente rintracciabile come un libro specifico.

Q: È opportuno citarla in materiali didattici?

Sì, se accompagnata da contestualizzazione critica: utile per stimolare il dibattito su tolleranza e ipocrisia, soprattutto in ambienti sportivi, ma va presentata con attenzione ai rischi di normalizzazione degli stereotipi.

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Curiosità

Montanelli è celebre per lo stile asciutto e aforistico delle sue colonne; pur essendo una figura di grande influenza nel giornalismo italiano, le sue posizioni su colonialismo e culture diverse sono state e restano oggetto di acceso dibattito. È inoltre noto per aver fondato, nel 1974, il quotidiano Il Giornale, consolidando la sua fama di editorialista autorevole e talvolta provocatorio.


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