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Quando la depressione incontra il gioco

La depressione è un male di vivere talmente penet...

La depressione è un male di vivere talmente penetrante che il pensiero della morte diventa un balsamo, una consolazione.

💡 Riflessione AI

La frase mette a nudo la profondità del dolore interiore: la morte diventa immagine di sollievo quando la sofferenza è continua. Nel linguaggio sportivo significa che la resa o la rinuncia possono apparire come l'unica via d'uscita da una stagione di fallimenti.



Significato Profondo

La frase descrive la depressione come un male così invadente che l'idea della fine appare come sollievo. Il termine "balsamo" suggerisce una consolazione paradossale: non la soluzione attiva del problema, ma una cessazione del dolore percepita come tregua. In ambito sportivo questo si traduce nella tentazione dell'abbandono, nella perdita di motivazione o nell'evitare il rischio (non tirare più, non affrontare il gioco) perché la resa sembra offrire quiete immediata.

Dal punto di vista educativo, la citazione mette in guardia: riconoscere questo meccanismo è il primo passo per intervenire. Nel contesto di squadra, allenatori e staff devono saper distinguere tra crisi temporanee e depressione prolungata, offrendo supporto psicologico e strategie per ripristinare senso, obiettivi e fiducia, trasformando la sensazione di "consolazione" passiva in un progetto di cura e ripartenza.
Versione Originale

"La depressione è un male di vivere talmente penetrante che il pensiero della morte diventa un balsamo, una consolazione."

Origine e Contesto

Vittorino Andreoli è uno psichiatra e saggista italiano noto per i suoi testi divulgativi su salute mentale, etica e società; attivo dalla seconda metà del XX secolo, ha spesso portato riflessioni cliniche nel dibattito pubblico. La frase nasce nel solco della sua produzione che fonde osservazione clinica e linguaggio accessibile, rivolta a un pubblico ampio interessato ai temi del malessere personale e sociale.

Fonte: La frase è attribuita a Vittorino Andreoli e ricorre in interviste e raccolte di aforismi di carattere psicologico; non sempre è rintracciabile in un singolo testo pubblicato come citazione univoca.

Impatto e Attualità

La frase resta attuale per due motivi: la crescente attenzione alla salute mentale nello sport e la diffusione di contesti ad alto stress (competizione, aspettative, precarietà). Atleti e staff riconoscono sempre più che il rendimento dipende anche dallo stato emotivo; la citazione richiama la necessità di interventi preventivi, dialogo e cure psicologiche per evitare che la "consolazione" della resa diventi scelta definitiva.

Esempi di Utilizzo

  • Un allenatore di basket cita la frase per spiegare ai giovani quando la rinuncia al tiro diventa un segnale di burnout e non solo di insicurezza.
  • Uno psicologo dello sport la utilizza in una sessione per far comprendere a un giocatore che la 'voglia di mollare' è spesso sintomo di sofferenza, non di debolezza.
  • Un commentatore sportivo la menziona dopo una lunga serie di sconfitte per introdurre il tema dell'importanza del sostegno psicologico nel recupero di una squadra.

Variazioni e Sinonimi

  • La sofferenza rende la fine una consolazione.
  • Quando il dolore è profondo, l'idea della fine dà sollievo.
  • La disperazione trasforma la resa in conforto.
  • Il malessere reso cronico fa sembrare la chiusura una cura.

Domande Frequenti (FAQ)

Q: Questa frase incita al suicidio?

No. Si tratta di un'osservazione clinica sul peso emotivo della depressione; va interpretata come monito a riconoscere il disagio e a cercare aiuto professionale.

Q: Come si applica questa citazione al mondo del basket?

Nel basket indica la tendenza a evitare il rischio, non prendersi responsabilità tattiche o rinunciare dopo una serie di errori: segnali che richiedono intervento psicologico e supporto di squadra.

Q: Da dove proviene esattamente la citazione?

La frase è attribuita a Vittorino Andreoli, ricorrente in interviste e raccolte; non sempre è possibile collegarla a un singolo libro pubblicato.

Q: Dove trovare aiuto se un atleta manifesta questi sintomi?

Rivolgersi a un medico, a uno psicologo dello sport o a servizi di salute mentale; nelle squadre è utile attivare uno staff multidisciplinare che includa supporto psicologico.

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Curiosità

Andreoli è noto per utilizzare immagini forti e comprensibili per descrivere fenomeni clinici; molte sue frasi circolano come aforismi nel dibattito pubblico, e questa in particolare viene spesso richiamata nelle discussioni sulla salute mentale degli atleti.


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