La superbia umana nello sport
Dio è il più grande atto di superbia dell’uomo; e quando egli l’avrà espiato, non ne troverà mai uno più grande.
💡 Riflessione AI
La frase mette in guardia contro l'illusione di onnipotenza: l'uomo che erige un dio non fa che celebrare la propria superbia. In chiave sportiva, è il gesto di chi si sente infallibile in campo, convinto che un singolo tiro o una sola scelta possano cancellare la responsabilità collettiva.
Significato Profondo
Nel contesto del basket e della 'vita-come-gioco', la frase ammonisce che l'espiazione della superbia non elimina la sua radice: la traccia di un atto di arroganza resta come le conseguenze di un tiro sbagliato o di una scelta egoistica. Il messaggio pratico è pedagogico: coltivare l'umiltà, riconoscere gli errori, e trasformare i tiri mancati (metafora per gli errori o le sconfitte) in opportunità di crescita collettiva.
"Lingua originale: tedesco. La formulazione precisa nella lingua originale non è stata verificata in una fonte primaria; la versione italiana riportata è la più diffusa."
Origine e Contesto
Fonte: Attribuzione a Elias Canetti: la citazione circola in traduzioni italiane ma non è rintracciata con certezza in un passaggio datato e verificabile di una singola opera. È coerente con i temi discussi in Masse und Macht e in altri saggi di Canetti, ma non è possibile indicare una fonte primaria universalmente confermata.
Impatto e Attualità
Esempi di Utilizzo
- ✓ Discorso pre-partita: un allenatore ammonisce la squadra che il singolo talento non deve diventare 'dio in campo'—la responsabilità è collettiva e i tiri vanno condivisi.
- ✓ Intervista a un giocatore: dopo una striscia di tiri facili sbagliati, il capitano riflette che sentirsi infallibili è stata la vera causa del crollo mentale.
- ✓ Articolo tecnico: un pezzo su gestione dell'ego usa la citazione per spiegare come la superbia porti a scelte di tiro azzardate ('tiri forzati') e a mettere 'morta' la fiducia del gruppo (inteso metaforicamente).
Variazioni e Sinonimi
- • L'arroganza umana che si fa divinità
- • La divinizzazione del proprio io
- • Il più grande gesto di presunzione dell'uomo
- • Quando l'ego si traveste da assoluto
Domande Frequenti (FAQ)
Non intende una divinità teologica, ma un simbolo dell'onnipotenza che l'uomo costruisce per giustificare la propria arroganza; nel sport è l'idea di essere infallibili.
No: nel contesto educativo e sportivo va interpretata metaforicamente, come critica all'hubris e invito all'umiltà e alla responsabilità collettiva.
La fonte diretta non è confermata; la citazione è attribuita a Canetti nelle traduzioni, ma non è stata trovata in modo inequivocabile in un'opera primaria.
Usarla per discutere la differenza tra fiducia e superbia: evitare i tiri forzati, promuovere il passing game, e riconoscere che le colpe individuali ricadono sulla squadra.
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