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Hai un momento, Dio? — Il tuo momento in campo

Hai un momento Dio?No, perché sono qua,insomma ci...

Hai un momento Dio?No, perché sono qua,insomma ci sarei anch'io.Hai un momento Dio?O te o chi per te,avete un attimo per me?

💡 Riflessione AI

Una supplica diretta che è al tempo stesso richiesta di spazio e assunzione di responsabilità: non implora pietà, chiede un'occasione per entrare in gioco. Nel linguaggio sportivo diventa il grido di chi vuole la palla, il tiro, il proprio momento decisivo.



Significato Profondo

La frase è un dialogo retorico che interpella una presenza superiore — 'Dio' — ma funziona anche come metafora del sistema, dell'allenatore, del pubblico o del destino: chi parla chiede un attimo di considerazione per potersi mostrare. In chiave sportiva (specialmente basket) la domanda è equivalente a chiedere la palla per tirare, a reclamare il proprio turno per incidere sulla partita; è volontà di partecipare attivamente, non passiva rassegnazione.

Nel parallelo vita-sport la dicotomia «O te o chi per te» sottolinea la determinazione a non aspettare che altri decidano per te: se nessuno concede spazio, me lo prendo. In questo contesto va chiarito che termini come "tiri" e "morti" — se presenti altrove nel discorso — vanno interpretati metaforicamente: i tiri sono opportunità, i "morti" indicano fallimenti o momenti in cui si è esclusi dal gioco, non azioni letteralmente violente.
Versione Originale

"Hai un momento Dio?No, perché sono qua,insomma ci sarei anch'io.Hai un momento Dio?O te o chi per te,avete un attimo per me?"

Origine e Contesto

Luciano Ligabue è figura centrale del rock italiano dagli anni ’90: autore di testi colloquiali e viscerali, spesso in prima persona, che mescolano quotidiano, aspirazioni e domande esistenziali. La frase rispecchia il suo stile diretto e narrativo, nato in un periodo in cui la canzone d'autore italiana guardava alla sincerità della voce personale e alla realtà urbana, temi che Ligabue ha esplorato lungo tutta la sua carriera.

Fonte: Canzone "Hai un momento, Dio?" — testo musicale attribuito a Luciano Ligabue

Impatto e Attualità

La frase rimane attuale perché incarna bisogno e determinazione di ottenere opportunità, un tema universale nello sport e nella vita: atleti che vogliono minuti in campo, riserve che reclamano la chance per dimostrare valore, giovani che cercano visibilità. In un'epoca in cui la competizione e la visibilità (anche via social) sono centrali, il monito di prendersi il proprio momento conserva forza motivazionale e pedagogica.

Esempi di Utilizzo

  • Timeout in panchina: un giocatore domanda metaforicamente "Hai un momento, Dio?" prima di chiedere la palla per il tiro decisivo.
  • Post social dopo una buona prestazione: caption che cita la frase per celebrare l'occasione colta—momento motivazionale per compagni e fan.
  • Discorso motivazionale dell'allenatore: la frase usata per spronare riserve e giovani a chiedere la loro occasione e non accontentarsi.

Variazioni e Sinonimi

  • Hai un attimo per me?
  • Posso avere la palla? Ho bisogno del mio minuto.
  • Dammi uno spazio, voglio giocarmela.
  • Un momento, lasciami entrare in partita.

Domande Frequenti (FAQ)

Q: Da dove proviene la citazione?

Si tratta di un verso attribuito a Luciano Ligabue presente nel suo repertorio testuale; è una frase di natura lirica e colloquiale.

Q: Cosa significa nel contesto sportivo (basket)?

Nel basket significa chiedere l'opportunità di giocare o tirare: reclamare la palla, il minuto, la chance per incidere sulla partita.

Q: È offensiva o blasfema usarla in ambito sportivo?

Usata come metafora motivazionale non è intesa per offendere: nella maggior parte dei contesti sportivi funziona come stimolo a prendersi responsabilità e opportunità.

Q: Come può un allenatore sfruttarla in modo pratico?

Può inserirla in un discorso di squadra per incoraggiare chi ha poco spazio a farsi avanti, ricordando che il gioco chiede iniziativa e coraggio.

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Curiosità

Luciano Ligabue, nato a Correggio (Reggio Emilia) nel 1960, è oltre che cantautore anche regista e autore; il suo linguaggio diretto e la miscela di intimità e memoria collettiva lo hanno reso voce riconoscibile del rock italiano contemporaneo. Frasi come questa sono spesso citate perché uniscono sacro e profano in modo colloquiale e immediato.


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