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Felicità nel gioco: desiderare ciò che hai

La felicità è desiderare quello che si ha....

La felicità è desiderare quello che si ha.

💡 Riflessione AI

Nel basket e nella vita questa frase invita a trovare la vittoria nella riconoscenza: la felicità nasce quando il desiderio si accorda con ciò che già si possiede. In campo significa giocare con piena concentrazione sulle opportunità reali (i tiri che ti vengono concessi) e non rincorrere azioni impossibili.


Frasi di Agostino d’Ippona


Significato Profondo

La frase sintetizza una concezione etica e psicologica della beatitudine: non è il possedere in sé a garantire la felicità, ma l'accordo tra il nostro volere e la realtà che abbiamo. Quando il desiderio si orienta verso ciò che è presente e concreto, si spegne l'insoddisfazione permanente e nasce una serenità operativa che consente di vivere e agire con efficacia.
Nel contesto sportivo, questo principio traduce l'idea che un atleta trovi miglior rendimento quando accetta il proprio ruolo, sfrutta le opportunità reali (i «tiri» concessi dal gioco) e concentra il suo impegno su obiettivi raggiungibili. Metaforicamente, termini come "tiri" e "morto/killed" vanno letti come esiti di scelte e momenti di carriera: un "tiro" è un'opportunità da cogliere, un avverso risultato non è una morte ma un punto di apprendimento verso la continuità della prestazione.
Versione Originale

"Parafrasi latina spesso attribuita: "Felicitas est velle quod habes." (riflette il pensiero agostiniano sul volere e sulla beatitudine)"

Origine e Contesto

Agostino d'Ippona (354–430 d.C.) fu teologo e vescovo nordafricano le cui opere — in particolare "Le Confessioni" e "La Città di Dio" — esplorano temi come il desiderio, la volontà e la beatitudine. La frase riflette la tradizione cristiana e filosofica che collega la volontà retta alla felicità, rielaborata nel corso dei secoli in formule sintetiche.

Fonte: La formulazione esatta è una parafrasi sintetica delle riflessioni agostiniane sul desiderio e la beatitudine presenti nelle sue opere (soprattutto "Le Confessioni" e i testi morali); non sempre compare come citazione testuale in un unico brano delle opere note.

Impatto e Attualità

Oggi la frase è rilevante perché contrasta una cultura della continua insoddisfazione e del sempre di più: nello sport contemporaneo e nella vita quotidiana promuove la cultura della gratitudine, migliora il benessere mentale degli atleti e favorisce decisioni strategiche più efficaci. In ambito coaching aiuta a bilanciare ambizione e realismo, riducendo ansia da prestazione e distrazioni inutili.

Esempi di Utilizzo

  • Un allenatore spiega a una panchina che la felicità e la crescita vengono dal voler svolgere al meglio il proprio compito, accettando i minuti che si hanno e sfruttandoli al massimo.
  • Un giocatore si concentra sui tiri ad alta percentuale che la squadra costruisce per lui, invece di forzare conclusioni spettacolari ma inefficienti.
  • Nella vita quotidiana di un atleta professionista, applicare la frase significa valorizzare le risorse attuali (salute, squadra, tempo di allenamento) e pianificare miglioramenti senza rimpianti per ciò che non si possiede.

Variazioni e Sinonimi

  • Apprezzare ciò che possiedi
  • Volere ciò che hai
  • La vera felicità è essere soddisfatti
  • Contentarsi come via alla serenità
  • Il benessere nasce dall'accettazione

Domande Frequenti (FAQ)

Q: Questa è una citazione testuale di Agostino?

È una parafrasi sintetica dei concetti agostiniani su volontà e beatitudine; la formulazione breve non si trova identicamente nelle opere note, ma rispecchia il suo pensiero.

Q: Come si applica al basket?

Significa concentrare energia sulle opportunità reali — i tiri costruiti dalla squadra, il ruolo assegnato — e migliorare la performance attraverso accettazione e pratica mirata.

Q: La frase scoraggia l'ambizione?

No: equilibra ambizione e realtà. Invita a puntare al miglioramento partendo da ciò che si ha, riducendo ansia e dispersione di energie.

Q: Come interpretare termini come 'tiri' o 'morto' qui?

Vanno intesi metaforicamente: 'tiri' sono opportunità o azioni da compiere; 'morto' indica fallimenti o stagioni difficili, momenti da analizzare per migliorare.

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Curiosità

Molte formule popolari della cultura moderna sintetizzano i pensieri di Agostino su volontà e beatitudine; la versione breve "La felicità è desiderare quello che si ha" è spesso usata come motto motivazionale in ambienti sportivi, benché sia più che altro una riformulazione contemporanea del suo pensiero teologico.


    Coloro che amiamo e che abbiamo perduto non sono più dove erano, ma sono ovunque noi siamo.

    Non rattristiamoci di averla persa, ma ringraziamo di averla avuta.

    Prega come se tutto dipendesse da Dio. Lavora come se tutto dipendesse da te.

    Meglio zoppicare sulla strada giusta che correre sulla strada sbagliata.

    La fede è credere a ciò che non vediamo; e la ricompensa per questa fede è il vedere ciò che crediamo.

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