Quando il potere corrompe il gioco
L’uomo è una creatura meschina quando contempla il potere.
💡 Riflessione AI
La frase mette a nudo la contraddizione tra grandezza formale e meschinità morale: contemplare il potere può rimpicciolire l'animo umano. In chiave sportiva, avverte che la brama del controllo rovina il gioco e il senso di squadra.
Significato Profondo
Applicata al contesto sportivo (basket/vita), la citazione diventa una metafora per comportamenti che sacrificano la squadra all'egocentrismo: il giocatore che contende tiri per pura vanità, il capitano che impone scelte personali o l'allenatore che antepone il prestigio al benessere collettivo. In queste situazioni la «meschinità» non è violenza fisica ma perdita di fair play, fiducia e identità di gruppo.
"L’uomo è una creatura meschina quando contempla il potere."
Origine e Contesto
Fonte: Attribuita ad Alberto Camerra; fonte specifica o opera originale non verificata pubblicamente. Nessuna opera identificabile universalmente come sorgente primaria è confermata.
Impatto e Attualità
Esempi di Utilizzo
- ✓ In una partita di basket, un giocatore prende troppi tiri per dimostrare il proprio valore, indebolendo il rendimento della squadra: esempio pratico della meschinità verso il potere del protagonismo.
- ✓ Un allenatore che concentra scelte tattiche su un singolo atleta per ottenere fama personale, trascurando il lavoro collettivo: interpretazione sportiva della frase.
- ✓ Commento motivazionale nello spogliatoio: ricordare che la ricerca del controllo personale può uccidere lo spirito di squadra e la fiducia reciproca (uso metaforico di 'morto'/'killed').
Variazioni e Sinonimi
- • Il potere corrompe chi lo brama.
- • Di fronte al potere l'uomo mostra la sua piccolezza.
- • La ricerca del controllo svuota la nobiltà d'animo.
- • Il potere rivela il vero carattere.
Domande Frequenti (FAQ)
Significa che il desiderio o il possesso del potere tende a far emergere atteggiamenti piccoli e immorali nell'individuo, spesso a scapito degli altri.
Nel basket si traduce in comportamenti come monopolizzare i tiri, ignorare la tattica di squadra o anteporre il proprio ruolo alla coesione del gruppo.
La frase è attribuita ad Alberto Camerra ma non è stata identificata una fonte originale pubblicata universalmente riconosciuta; l'attribuzione appare diffusa in ambito giornalistico e motivazionale.
La frase non è violenta: usa 'meschinità' come giudizio etico. È adatta a discussioni educative e sportive per parlare di leadership e comportamento.
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