Sapienza e disciplina: il canestro della vita
Chi disprezza la sapienza e la disciplina è infelice. Vana la loro speranza e le loro fatiche senza frutto, inutili le opere loro.
💡 Riflessione AI
La sapienza e la disciplina sono il tiro ben calibrato che trasforma il talento in successo; senza di esse, ogni tentativo resta un lancio a vuoto. In campo e nella vita, chi disprezza l'allenamento e l'apprendimento raccoglie speranze vane e fatica infruttuosa.
Significato Profondo
Applicato al basket e alla vita, il passo invita a considerare ogni “tiro” (metafora per azione o decisione) come frutto di preparazione tecnica, mentale e tattica. La disciplina è il sistema che rende proficui i tentativi: evita tiri affrettati, riduce le «ferite morali» delle sconfitte e converte la fatica in progressi reali e sostenibili.
"Qui autem contemnunt sapientiam et disciplinam, infelices sunt; vana spes eorum et labores illorum frustra, inania opera eorum."
Origine e Contesto
Fonte: Libro della Sapienza (Sapienza), Capitolo 3, Versetto 11 — libro deuterocanonico presente nella Septuaginta e nella Vulgata; canonico per Chiesa Cattolica e Ortodossa.
Impatto e Attualità
Esempi di Utilizzo
- ✓ Un allenatore usa la citazione per spiegare ai giovani che saltare le ripetizioni di tiro rende vani i sogni di entrare in squadra titolare.
- ✓ Un giocatore che sbaglia troppi tiri rilegge il verso come promemoria per tornare alle basi: tecnica, routine di allenamento e disciplina mentale.
- ✓ Una squadra adotta il principio in preseason: sessioni ripetute, gestione del sonno e studio video per trasformare gli sforzi in vittorie concrete.
Variazioni e Sinonimi
- • Senza disciplina il talento si disperde.
- • La sapienza senza pratica è sterile.
- • Sperare senza lavorare è illusione.
- • La costanza rende fruttuosi i sacrifici.
- • Il sapere applicato batte il sapere fine a sé stesso.
Domande Frequenti (FAQ)
Sottolinea che senza disciplina, allenamento e studio del gioco anche il talento resta inutile: i tiri e gli sforzi non producono risultati.
No: il versetto parla di infelicità e vanità degli sforzi, ma non incita alla violenza; in contesto sportivo andrebbe inteso come monito motivazionale.
Dal Libro della Sapienza, capitolo 3 versetto 11, opera deuterocanonica di lingua greca inserita nella Septuaginta e nella Vulgata.
Trasformando speranze in routine: programmazione delle sedute, ripetizioni tecniche, studio degli avversari, recupero e mental coaching per rendere ogni pratica efficace.
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