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Coscienza comune: memoria e gioco

Certe cose sono sconvolgenti e inaccettabili alla ...

Certe cose sono sconvolgenti e inaccettabili alla comune coscienza. La comune coscienza è inadattabile alle atrocità. E ci sarà pure qualche ragione. Forse perché essa, in realtà, le vuole. La comune coscienza prima non ha accettato le atrocità naziste, e poi ha preferito dimenticarle.

💡 Riflessione AI

La frase mette in guardia contro la tendenza della collettività a rifiutare l'orrore e poi a sottrarsi alla responsabilità, trasformando il ricordo in oblio. Nel contesto sportivo, è un monito a non normalizzare falli, scorrettezze o ingiustizie solo perché comode da dimenticare.


Frasi di Pier Paolo Pasolini


Significato Profondo

La frase denuncia il paradosso della coscienza comune: essa riconosce l'orrore ma non riesce a farsene carico stabilmente, preferendo talvolta il dimenticare. Questo processo non è un semplice difetto morale individuale, ma un fenomeno collettivo che consente la normalizzazione di violenze e ingiustizie fino a renderle tollerabili o invisibili.
Nel registro sportivo la stessa dinamica può emergere quando una comunità — giocatori, allenatori, tifosi — rifiuta di riconoscere pratiche sleali, doping o comportamenti dannosi, per poi metabolizzarli come parte del gioco. Interpretare “tiri” e “morti” in senso metaforico significa tradurre le “atrocità” in episodi di scorrettezza, violazione delle regole o spegnimento della carriera di un atleta a causa di omertà e oblio collettivo.
Versione Originale

"Certe cose sono sconvolgenti e inaccettabili alla comune coscienza. La comune coscienza è inadattabile alle atrocità. E ci sarà pure qualche ragione. Forse perché essa, in realtà, le vuole. La comune coscienza prima non ha accettato le atrocità naziste, e poi ha preferito dimenticarle."

Origine e Contesto

Pier Paolo Pasolini (1922–1975) fu poeta, scrittore, regista e intellettuale italiano noto per la critica radicale alla società di massa e alla cultura borghese del dopoguerra. Le sue opere, tra saggi, poesie e film, affrontano temi come la sopraffazione culturale, l'alienazione e la memoria storica. Nel clima del secondo dopoguerra e della ricostruzione italiana, Pasolini spesso richiamò l'attenzione sul rischio di un'oblio collettivo che avrebbe potuto cancellare responsabilità e crimini del passato.

Fonte: Attribuita a Pier Paolo Pasolini; la formulazione circola in raccolte di citazioni e saggi critici sull'autore. Non è stata possibile identificare con certezza una singola opera o intervista come fonte incontrovertibile; si consiglia la verifica nelle raccolte di scritti e interviste di Pasolini (anni '60–'70).

Impatto e Attualità

La frase resta attuale perché mette in luce meccanismi psicologici e sociali che riguardano ancora la politica, i media e lo sport: dalla tendenza a minimizzare scandali a quella di idealizzare vincenti che hanno adottato pratiche scorrette. Nel mondo del basket e dello sport in generale, la riflessione spinge a promuovere etica, trasparenza e memoria attiva per proteggere gli atleti e la salute del gioco.

Esempi di Utilizzo

  • Un allenatore che denuncia ripetuti falli intenzionali di una squadra avversaria e chiede misure disciplinari invece di accettarli come parte del gioco.
  • Un articolo che mette in luce come la tifoseria dimentichi scandali di doping quando i risultati sportivi giustificano i vincitori.
  • Un progetto educativo nelle scuole di pallacanestro per insegnare il valore della memoria storica e dell'etica agonistica, evitando la normalizzazione della violenza in campo.

Variazioni e Sinonimi

  • La memoria collettiva rifiuta il dolore e poi lo cancella.
  • La società preferisce l'oblio alle verità scomode.
  • La coscienza pubblica non sopporta l'orrore e lo annulla con la dimenticanza.
  • Si condanna l'atto, ma si accetta il silenzio che lo segue.

Domande Frequenti (FAQ)

Q: Cosa intende Pasolini con 'comune coscienza'?

Con 'comune coscienza' Pasolini indica il senso morale condiviso di una collettività, ossia l'insieme di convinzioni e reazioni che la società esprime di fronte a eventi e ingiustizie.

Q: Perché la citazione menziona le 'atrocità naziste'?

Le 'atrocità naziste' sono qui un esempio estremo usato per sottolineare come persino eventi evidenti e inaccettabili possano essere prima rifiutati e poi cancellati dalla memoria collettiva.

Q: Come applicare questo pensiero allo sport, e al basket in particolare?

Significa vigilare contro la normalizzazione di scorrettezze, abusi e pratiche disoneste: promoters, allenatori, arbitri e tifosi devono mantenere memoria e responsabilità per preservare l'integrità del gioco.

Q: Qual è la fonte originale della citazione?

La formulazione è attribuita a Pier Paolo Pasolini, ma non è individuata con sicurezza una singola opera pubblica; si consiglia di consultare raccolte di suoi scritti e interviste per approfondire.

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Curiosità

Pasolini mescolava linguaggi alti e popolari: poeta e regista, fu anche critico della cultura di massa. La sua morte violenta nel 1975 suscitò ampia attenzione pubblica e contribuì a consolidare la sua immagine di intellettuale in conflitto con il potere e con la coscienza comune dell'epoca.


    Non lasciarti tentare dai campioni dell’infelicità, della mutria cretina, della serietà ignorante. Sii allegro. I “destinati a essere morti” non hanno certo gioventù splendenti: ed ecco che essi ti insegnano a non splendere. E tu splendi, invece.

    Il consumismo altro non è che una nuova forma totalitaria − in quanto del tutto totalizzante, in quanto alienante fino al limite estremo della degradazione antropologica.

    Io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù.

    Seri bisogna esserlo, non dirlo, e magari neanche sembrarlo!

    Alle volte è dentro di noi qualcosa(che tu sai bene, perché è la poesia)qualcosa di buio in cui si fa luminosala vita: un pianto interno, una nostalgiagonfia di asciutte, pure lacrime.

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