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Figli: la porta verso il mondo

Ricordiamoci che i figli non sono figli nostri. Si...

Ricordiamoci che i figli non sono figli nostri. Siamo solo la porta per cui entrano nel mondo.

💡 Riflessione AI

La frase invita a vedere i figli come viaggiatori che attraversano la nostra casa: non possediamo il loro destino, li accompagniamo all'ingresso del mondo. Nel contesto sportivo, educare significa allenare il tiro, non sparare al posto loro.



Significato Profondo

La citazione sottolinea la distinzione tra possesso e responsabilità: i figli non sono estensioni della volontà dei genitori, ma individui che attraversano la nostra sfera per entrare nella vita propria. In chiave sportiva questo si traduce nell'idea che l'allenatore o il genitore deve preparare il giovane atleta — tecnicamente e mentalmente — per farlo affrontare le sfide, senza sostituirsi ai suoi tentativi o paure.

Il ruolo ottimale è quello di porta: accogliere, orientare, aprire possibilità e lasciare che il giovane prenda i propri tiri. Metafore come 'tiri' o 'colpi' vanno lette in senso figurato: incoraggiare il coraggio di provare, accettare gli errori come parte dell'allenamento e crescere attraverso l'esperienza, non attraverso il controllo totale.
Versione Originale

"Your children are not your children. They are the sons and daughters of Life's longing for itself. They come through you but not from you, And though they are with you yet they belong not to you."

Origine e Contesto

Il nucleo del pensiero proviene dal celebre passo di Kahlil Gibran contenuto ne Il Profeta (1923): nella versione inglese appare come 'Your children are not your children...'. Nella tradizione italiana la frase è spesso ripresa e parafrasata da diversi autori e giornalisti; Beppe Severgnini, noto editorialista italiano, ha in più occasioni utilizzato formule letterarie simili per illustrare temi di educazione e società, contribuendo alla diffusione della versione italiana citata.

Fonte: Il Profeta (The Prophet), Kahlil Gibran, 1923. La formulazione italiana qui proposta è una traduzione/parafrasi consolidata che è stata ripresa anche in articoli e discorsi da autori italiani, tra cui Beppe Severgnini, sebbene il passo originario appartenga a Gibran.

Impatto e Attualità

Oggi la frase è rilevante perché mette al centro l'autonomia dei giovani in un'epoca in cui genitorialità e coaching possono facilmente scivolare nel controllo e nell'iperprotezione. Nel mondo dello sport giovanile, in particolare nel basket, essa ricorda l'importanza di costruire fiducia, responsabilità e capacità decisionale: i risultati duraturi nascono quando si lascia spazio al giocatore per prendere tiri e imparare dalle sconfitte.

In senso sociale continua ad alimentare il dibattito su come bilanciare guida e libertà: scuole, società sportive e famiglie la citano come monito a non confondere cura con possesso, favorendo ambienti dove il talento può emergere autonomamente.

Esempi di Utilizzo

  • Un allenatore di basket lascia che il giovane tiratore prenda la responsabilità dell'ultimo possesso: lo ha preparato, ora è tempo del suo tiro.
  • Un genitore incoraggia la scelta universitaria del figlio anche se diversa dalle sue aspettative: apre la porta e sostiene il viaggio.
  • Un capo-squadra passa la fascia di capitano a un giovane: simbolo di fiducia e di accesso al ruolo invece che di trasferimento di comando permanente.

Variazioni e Sinonimi

  • I figli non sono proprietà: siamo custodi del loro ingresso nel mondo.
  • Non possediamo i figli, li accompagniamo sulla loro strada.
  • Siamo trampolino, non porto: assistiamo il salto, non lo sostituiamo.

Domande Frequenti (FAQ)

Q: Chi ha scritto originariamente la frase?

L'idea proviene dal passo di Kahlil Gibran ne Il Profeta; la versione italiana è spesso ripresa e parafrasata in articoli, anche da giornalisti come Beppe Severgnini.

Q: Come si applica questa idea al basket giovanile?

Significa allenare competenze tecniche e decisioni di gioco, poi permettere al giovane di provare i tiri decisivi: l'allenatore guida ma non scarica le scelte.

Q: La frase giustifica distacco emotivo?

No: invita a bilanciare cure e autonomia. Essere 'porta' implica cura attiva, presenza e responsabilità, non indifferenza.

Q: C'è un significato violento nella metafora dei 'tiri' o 'morti'?

No: in questo contesto tali termini vanno interpretati in senso metaforico o sportivo (tentativi, fallimenti, cambi di ruolo), non come espressioni di violenza.

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Curiosità

Il passo originale di Gibran è uno dei più citati de Il Profeta, libro che ha influenzato molte culture; la versione italiana circolante è spesso parafrasata nei media. Beppe Severgnini, giornalista e saggista, è noto per citare passi letterari per spiegare temi sociali, contribuendo così alla popolarità di molte frasi tradotte.


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