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La caccia alle parole di Socrate

Dimmi, o Socrate, non ti vergogni, alla tua età, ...

Dimmi, o Socrate, non ti vergogni, alla tua età, di andare a caccia di parole, e, quando uno si sbagli di una parola, di credere di aver trovato in questo una fortuna inaspettata?

💡 Riflessione AI

La citazione mette in scena un'ironica accusa rivolta a Socrate: si rimprovera l'ossessione per i giochi di parole e la presunta soddisfazione nel cogliere errori linguistici. È una riflessione sulla distanza tra parola e verità e sul ridicolo che può derivare dall'inseguire forme verbali a discapito del senso.


Frasi di Platone


Significato Profondo

La frase critica l'atteggiamento di chi si compiace nel cogliere errori verbali come se fossero scoperte fortunate: suggerisce che ridurre il dialogo a una caccia di parole è indegno, soprattutto se viene da chi dovrebbe perseguire la saggezza. In chiave socratica-platonica, l'accusa può nascondere due livelli: la denigrazione della retorica sterile che sostituisce la ricerca della verità, e un richiamo al senso morale che dovrebbe accompagnare la ricerca filosofica, dove l'età e la dignità richiedono serietà piuttosto che arguzia.
Versione Originale

"Lingua originale: greco antico. Testo originale greco non individuato con certezza nel corpus platonico consultato; la forma disponibile è una traduzione/parafrasi italiana."

Origine e Contesto

La frase è attribuita alla tradizione platonica e richiama il clima intellettuale dell'Atene del IV secolo a.C., dominato dal confronto tra Socrate, i suoi discepoli e i sofisti. In quel contesto, Platone pose spesso Socrate come interlocutore critico verso la retorica vuota e la manipolazione linguistica, privilegiando il dialogo come strumento dialettico per avvicinarsi alla verità.

Fonte: Attribuzione tradizionale a Platone (dialogo non rintracciato con certezza nel canone): la frase circola in versioni moderne ma non è possibile indicare con sicurezza un singolo dialogo canonico come fonte originale.

Impatto e Attualità

Oggi la citazione resta attuale per il dibattito sulla forma contro il contenuto: nelle fake news, nei titoli sensazionalistici o nei dibattiti pubblici, l'attenzione alla parola può oscurare la sostanza. Inoltre richiama temi come l'età e l'autorità morale: la critica all'ossessione formale è un monito contro lo spettacolo verbale che sostituisce l'impegno etico e intellettuale.

Esempi di Utilizzo

  • Un giornalista critica un politico che corregge termini tecnici durante un dibattito, sottolineando come l'attenzione ai dettagli terminologici oscuri le questioni reali.
  • Un docente rimprovera uno studente che si concentra su un'accezione lessicale trascurando l'argomentazione filosofica alla base del tema.
  • Un commentatore online osserva che molti utenti inseguono la 'corretta' formulazione di un post invece di verificare i fatti, trasformando la discussione in una battaglia di parole.

Variazioni e Sinonimi

  • Non ti vergogni di rincorrere sottigliezze verbali?
  • Perché, alla tua età, ti perdi in frivolezze linguistiche?
  • Cacciare le parole anziché cercare la verità è indegno.

Domande Frequenti (FAQ)

Q: Questa frase è autentica di Platone?

L'attribuzione è tradizionale ma la formulazione esatta non è rintracciata con certezza in un singolo dialogo del corpus platonico.

Q: Cosa significa 'andare a caccia di parole'?

Indica l'atteggiamento di chi privilegia il gioco linguistico o la correzione formale rispetto alla sostanza del discorso e alla ricerca della verità.

Q: Perché è utile citare questa frase oggi?

Per evidenziare i rischi di prioritizzare forma e retorica su contenuto e verità, un tema rilevante nel giornalismo, nella politica e nelle conversazioni pubbliche.

Q: Dove approfondire il contesto filosofico?

Leggere i dialoghi platonici (es. Protagora, Gorgia, Fedro) e studi contemporanei sulla polemica di Platone contro i sofisti offre un buon quadro di riferimento.

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Curiosità

Platone scelse Socrate come voce narrativa in molti dialoghi per criticare i sofisti e mostrare la via filosofica; molte frasi celebri attribuite a Platone sono in realtà rielaborazioni posteriori o interpretazioni che riflettono i temi platonici più che citazioni testuali precise.


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