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Epicuro: fragilità, scelta e partita

D'animo molto meschino è colui che ha molte ragio...

D'animo molto meschino è colui che ha molte ragioni fondate per mettere fine alla sua vita.

💡 Riflessione AI

La frase mette in luce la tensione tra ragione e coraggio: è considerato meschino chi, pur avendo ragioni fondate, sceglie di ritirarsi definitivamente. In chiave sportiva (basket/vita) suona come critica a chi abbandona la partita quando i tiri non vanno a segno, anziché lottare con spirito e strategia.



Significato Profondo

La frase può essere letta come un rilievo morale: definire «mischino» chi ha molte ragioni fondate per porre fine alla propria vita segnala una condanna della resa definitiva di fronte alle difficoltà. In termini epicurei, dove il criterio è il piacere inteso come assenza di dolore e la saggezza pratica della prudenza, la decisione estrema dell'abbandono appare contraddittoria se non valorizza la ricerca ragionata della pace interiore e dei rimedi possibili.

Trasposta nel contesto sportivo (basket/vita), l'immagine diventa metafora: «mettere fine alla vita» = abbandonare la partita o la carriera; avere «molte ragioni fondate» = incontrare fallimenti, infortuni o perdite. Epicuro, o l'attribuzione della frase, sembrerebbe stigmatizzare non tanto il dolore in sé quanto la mancanza di una reazione strategica e condivisa: chi si ritira senza tentare adattamenti o cercare sostegno manifesta un limite morale e psicologico che impoverisce sé stesso e la comunità sportiva.
Versione Originale

"La formulazione greca originale non è attestata per questa frase; si tratta di una traduzione/attribuzione nella tradizione successiva."

Origine e Contesto

Epicuro (341–270 a.C.) fu il fondatore della scuola del Giardino ad Atene e promosse un'etica basata sulla ricerca del piacere inteso come assenza di dolore (atarassia) e sulla prudenza come guida delle scelte pratiche. Le sue posizioni sulla morte e sul valore della vita sono tramandate in scritti come la Lettera a Meneceo; tuttavia molte frasi che circolano a lui attribuite provengono da raccolte successive o tradizioni secondarie. Nel mondo ellenistico il tema del suicidio e della rinuncia fu dibattuto tra scuole (stoici, epicurei, platonici), e la citazione va letta in questo contesto di confronto etico e pratico.

Fonte: Attribuita a Epicuro, ma la formulazione esatta non è rintracciata nelle opere canonicali sopravvissute. La tematica è affine a passi della Lettera a Meneceo e alle massime epicuree tramandate da Diogene Laerzio, ma la fonte testuale precisa rimane incerta o di tradizione posteriore.

Impatto e Attualità

La frase resta rilevante oggi perché tocca questioni universali: come affrontare la sconfitta, quando considerare l'abbandono e quale responsabilità si ha verso sé stessi e il gruppo. Nel mondo dello sport professionistico e dilettantistico il passaggio tra crisi, infortuni e decisioni di ritiro richiede equilibrio tra giudizio razionale e supporto emotivo; la citazione sollecita una riflessione su come trasformare motivi di resa in motivi di riorientamento e resilienza.

Esempi di Utilizzo

  • Un coach usa la citazione per spronare un giocatore che pensa di ritirarsi dopo una serie di tiri sbagliati: «Non abbandonare ora; la partita non è finita».
  • In una conferenza sul burnout sportivo la frase viene citata per discutere quando il ritiro è scelta responsabile e quando è resa evitabile con supporto psicologico.
  • Un articolo motivazionale trasforma la citazione in monito: affronta gli infortuni come sfide da gestire, non come motivi per cessare la carriera.

Variazioni e Sinonimi

  • È viltà arrendersi quando la ragione invita a lottare.
  • Chi si ritira per molte ragioni perde grandezza d'animo.
  • Abbandonare la partita di fronte a difficoltà fondate è segno di debolezza.

Domande Frequenti (FAQ)

Q: Questa citazione è autentica di Epicuro?

È attribuita a Epicuro ma la formulazione precisa non è attestata nei testi canonici; riflette tuttavia temi coerenti con la sua filosofia.

Q: Come interpretarla in chiave sportiva?

Come monito a non rinunciare alla partita o alla carriera per difficoltà affrontabili con strategia, allenamento e supporto.

Q: È un invito a ignorare la sofferenza?

No: la lettura epicurea valorizza la prudenza e la ricerca di rimedi; la frase condanna la resa definitiva quando esistono alternative ragionate.

Q: Come usarla responsabilmente in contesti educativi?

Contestualizzandola con attenzione: usarla per promuovere resilienza e ricerca di aiuto, evitando giudizi semplificati su chi attraversa crisi profonde.

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Curiosità

Epicuro fondò una comunità filosofica inclusiva (il Giardino) dove erano ammessi anche donne e schiavi, un fatto sorprendente per l'epoca. Inoltre, la sua posizione sulla morte («la morte non è niente per noi») è tra le affermazioni più citate e spesso fraintese della sua dottrina; molte massime a lui attribuite circolano per tradizione orale o tramite raccolte posteriori.


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