Vivere, sbagliare, amare: la lezione nel basket
Ho sofferto spesso, a volte ho sbagliato; ma ho amato. Sono io che ho vissuto, e non un essere fittizio creato dal mio orgoglio e dalla mia noia.
💡 Riflessione AI
La frase celebra il coraggio di vivere pienamente: accettare sofferenze ed errori perché si è amato profondamente. Nel gioco e nella vita significa preferire l'azione autentica al vuoto della sicurezza sterile.
Frasi di Alfred de Musset
Significato Profondo
Nel contesto sportivo, il messaggio si traduce nell'accettazione del rischio e dell'errore come parte del percorso: un giocatore che prende tiri difficili, perde partite o commette falli rimane comunque un atleta che ha vissuto e amato il gioco. Il fallimento non cancella la passione; anzi, la conferma e alimenta la crescita personale e di squadra.
"J'ai souvent souffert, j'ai quelquefois erré ; mais j'ai aimé. C'est moi qui ai vécu, et non cet être factice créé par mon orgueil et par mon ennui."
Origine e Contesto
Fonte: La Confession d'un enfant du siècle (1836)
Impatto e Attualità
Esempi di Utilizzo
- ✓ Dopo una partita sbagliata, il capitano aiuta il compagno dicendo che ha preso tiri difficili e che amare la squadra è ciò che conta.
- ✓ Un allenatore usa la citazione per incoraggiare i giovani a tentare il tiro decisivo invece di accontentarsi della sicurezza.
- ✓ Un atleta rientrato da infortunio racconta di aver sofferto ma di avere mantenuto la passione: è la prova che ha davvero vissuto lo sport.
Variazioni e Sinonimi
- • Meglio aver amato e sbagliato che non aver vissuto.
- • Ho vissuto con passione, non da spettatore dell'orgoglio.
- • L'errore fa parte di chi vive davvero.
- • Chi ama gioca e si assume il rischio.
- • Vivere autenticamente significa accettare dolore e fallimenti.
Domande Frequenti (FAQ)
Che soffrire e sbagliare non annulla una vita autentica: l'importante è aver amato e aver vissuto pienamente.
È attribuita a Alfred de Musset e si ricollega al clima emotivo de "La Confession d'un enfant du siècle" (1836).
Invita ad assumersi rischi, a non temere l'errore e a valorizzare la passione per il gioco come motore di crescita e coesione di squadra.
Sì: è utile per lezioni di resilienza, discorsi motivazionali in spogliatoio e percorsi di formazione atletica centrati sull'autenticità.
La perfezione non esiste, capirla è il trionfo dell’intelligenza umana, desiderarla per possederla è la più pericolosa delle follie.
La perfezione non esiste. Capire questo è il trionfo dell'intelligenzaumana, pretendere di possederla è la forma più pericolosa di pazzia.