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Parlare troppo: lezione di La Bruyère

Ci si pente raramente di parlare poco; spessissimo...

Ci si pente raramente di parlare poco; spessissimo di parlare troppo: massima trita e popolare, che tutti conoscono e di cui nessuno tiene conto.

💡 Riflessione AI

Nel gioco e nella vita, il valore si misura più nei tiri realizzati che nelle parole spese; spesso si rimpiange l'eccesso di parole più che il silenzio. Questa massima invita a trasformare il parlare in azione, lasciando che siano i risultati a parlare per noi.



Significato Profondo

La massima sottolinea che il rimpianto nasce più spesso dall'aver parlato oltre misura che dall'aver taciuto: le parole spropositate espongono, complicano e possono ritorcersi contro chi le pronuncia. In chiave educativa e sportiva, questo significa che l'eloquio fine a se stesso non sostituisce la pratica, la preparazione e le prestazioni sul campo; il vero giudizio viene dai risultati e dal comportamento nelle situazioni concrete.

Per il basket e per la vita quotidiana la lezione è pratica: tacere non equivale sempre a rinuncia, ma può essere scelta strategica. Un giocatore o un allenatore che evita proclami e si concentra sull'allenamento, sulla lettura del gioco e sulla gestione delle emozioni riduce il rischio di errori causati da sovrapposizione verbale, mantiene autorevolezza e lascia che siano i tiri e le decisioni operative a definire la reputazione individuale e collettiva.
Versione Originale

"On se repent rarement d'avoir parlé peu; on se repent très souvent d'avoir parlé trop."

Origine e Contesto

Jean de La Bruyère (1645–1696) fu un moralista francese vissuto nella corte di Luigi XIV; la sua opera principale, Les Caractères (pubblicata nel 1688), è una raccolta di massime e ritratti che critica i costumi del suo secolo con osservazioni taglienti e aforistiche. Inserita nel clima letterario della classicità francese, la sua prosa mira a descrivere e giudicare la società aristocratica e borghese del tempo attraverso sentenze brevi e incisive.

Fonte: Les Caractères ou les Mœurs de ce siècle (1688), raccolta di massime e ritratti morali di Jean de La Bruyère.

Impatto e Attualità

In un'epoca di social media e comunicazione istantanea, la massima conserva una forte attualità: parlare troppo sui canali pubblici o nel gruppo squadra può produrre rimpianto, fraintendimenti e pressione inutile. Nel mondo dello sport moderno, dove la leadership e la coesione sono essenziali, saper dosare parole e azioni è una competenza strategica che favorisce decisioni più efficaci e riduce distrazioni inutili.

Esempi di Utilizzo

  • Durante il timeout, l'allenatore evita proclami e indica poche istruzioni chiare: lascia che siano i tiri e le scelte difensive a dimostrare la strategia.
  • Un giocatore smette di rispondere al trash-talk e risponde sul campo con una serie di tiri decisivi: è l'azione a 'parlare' per lui.
  • Nella vita quotidiana, un capitano di squadra preferisce osservare il gruppo durante gli allenamenti e intervenire solo quando serve, evitando parole che possano demotivare o creare polemiche.

Variazioni e Sinonimi

  • Meglio tacere e sembrare saggi che parlare e togliere ogni dubbio.
  • Il silenzio è d'oro.
  • Parla poco, agisci molto.
  • Chi tace acconsente — ma spesso evita il rimpianto.

Domande Frequenti (FAQ)

Q: Cosa significa questa massima in poche parole?

Che il rimpianto per aver parlato troppo è più comune di quello per aver taciuto; è un invito a privilegiare l'azione rispetto alle parole inutili.

Q: Come si applica nel basket?

Significa evitare proclami prima delle partite, concentrare energia su allenamento e decisioni in campo e lasciare che le prestazioni convincano più delle parole.

Q: La frase è davvero di Jean de La Bruyère?

Sì: proviene dalle sue massime pubblicate in Les Caractères (1688), opera in cui raccoglie aforismi e ritratti morali.

Q: Silenzi e strategie verbali sono sempre la scelta migliore?

Non sempre: la comunicazione è fondamentale nel gruppo; la massima invita però a ponderare parole e tempi, preferendo chiarezza e misura alle esternazioni impulsive.

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Curiosità

Les Caractères fu pubblicato inizialmente con diffusa anonimato relativo e suscitò polemiche perché La Bruyère descriveva ritratti riconoscibili dei contemporanei; molte delle sue massime divennero proverbi ed entrano tuttora nel lessico comune. La frase è spesso citata in contesti diversi, dal giornalismo alla psicologia sportiva, e talvolta viene parafrasata o attribuita in modo approssimativo ad altri moralisti.


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