Pagliuzze, travi e spirito sportivo
Chi mostra le pagliuzze altrui espone le proprie travi al ludibrio del suo prossimo.
💡 Riflessione AI
In campo e nella vita, chi segnala i difetti altrui rischia di esporre i propri errori più gravi al giudizio pubblico. È un invito all'autocritica e al fair play: prima correggi i tuoi tiri, poi commenta quelli degli altri.
Significato Profondo
Nel contesto sportivo — e specificamente nel basket — l'aforisma si traduce in un richiamo pratico: non enfatizzare i tiri sbagliati o la singola ingenuità di un compagno se non hai valutato i tuoi errori strutturali (scelte di gioco, gestione del ritmo, leadership). È una lezione su come trasformare la critica in opportunità di miglioramento collettivo e su come la responsabilità personale rafforzi la fiducia di squadra.
"Chi mostra le pagliuzze altrui espone le proprie travi al ludibrio del suo prossimo."
Origine e Contesto
Fonte: Aforisma attribuito a Stefano Bartezzaghi; la formulazione circola in raccolte di citazioni e interventi pubblici dell'autore, senza riferimento a un'unica opera letteraria standardizzata.
Impatto e Attualità
Esempi di Utilizzo
- ✓ Un capitano che critica le palle perse di un compagno senza analizzare la propria gestione del tempo rischia di perdere autorevolezza: meglio revisionare insieme le scelte offensive.
- ✓ Un commentatore sui social punta il dito sui tiri sbagliati di un giocatore, mentre ignora la strategia difensiva lacunosa della squadra: la frase invita a considerare il quadro completo.
- ✓ In allenamento, un coach che enfatizza l'errore tecnico di un atleta senza segnalare come la tattica di squadra abbia favorito quell'errore mette in luce più la sua miopia che la colpa del singolo.
Variazioni e Sinonimi
- • Non vedere la trave nel proprio occhio
- • Chi critica gli altri espone i propri difetti
- • Prima aggiusta i tuoi tiri, poi conta quelli sbagliati degli altri
- • Pulisciti la metà campo prima di giudicare l'avversario
Domande Frequenti (FAQ)
Significa che chi mette in evidenza i piccoli difetti degli altri rischia di esporre i propri difetti maggiori; è un invito all'autocritica e all'umiltà.
La metafora richiama le immagini evangeliche (es. Matteo 7:3) ma la formulazione è un aforisma moderno attribuito a Stefano Bartezzaghi.
In campo suggerisce di concentrarsi sul miglioramento personale e sulla responsabilità collettiva: allenatori e giocatori dovrebbero correggere le proprie debolezze prima di criticare i compagni.
Sì: adottata come regola di comportamento, promuove umiltà, autocritica e un clima di supporto reciproco utile a migliorare le prestazioni collettive.
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