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Fede, Speranza e Carità nello Sport

Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, ...

Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

💡 Riflessione AI

In campo e nella vita, la frase ricorda che la forza tecnica conta, ma ciò che tiene insieme una squadra è la fiducia reciproca, la speranza nel risultato e l'altruismo. Nel basket, come nella vita, il gesto più grande non è il tiro vincente, ma il passaggio che crea vittoria comune.



Significato Profondo

La frase pone tre virtù fondamentali: fede, speranza e carità (agape). In ambito sportivo la fede si traduce nella fiducia nel processo di allenamento e nelle capacità della squadra; la speranza è la persistenza verso l’obiettivo nonostante le difficoltà; la carità prende la forma di altruismo, sostegno reciproco e gioco di squadra che privilegia il bene collettivo rispetto al successo individuale. Interpretata metaforicamente, «tiri» e «sconfitti» sono eventi temporanei: ciò che resta sono i valori che costruiscono identità e relazioni durature.

Nel linguaggio educativo e motivazionale, la dichiarazione di San Paolo diventa un invito pratico: costruire una cultura sportiva dove il talento è accompagnato da rispetto, condivisione e responsabilità verso i compagni. La carità, definita «la più grande», sottolinea che l’amore operativo — il passaggio, la difesa condivisa, la dedizione fuori dalle statistiche — è l’elemento che trasforma la tecnica in vittoria sostenibile e in crescita umana.
Versione Originale

"Νῦν δὲ μένει πίστις, ἐλπίς, ἀγάπη, τὰ τρία· μείζων δὲ τούτων ἡ ἀγάπη."

Origine e Contesto

La frase proviene dalla Prima Lettera ai Corinzi, capitolo 13, scritta dall'apostolo Paolo nella seconda metà del I secolo d.C. (intorno al 55-57 d.C.) all’assemblea cristiana di Corinto. Il capitolo 13 è noto come l'«Inno alla carità» e offre una riflessione teologica e morale sulla supremazia dell'amore rispetto ai doni spirituali e alle prestazioni esterne, inserita in un contesto di correzione di pratiche comunitarie e di rivalità interne.

Fonte: Prima Lettera ai Corinzi, capitolo 13, versetto 13 (Nuovo Testamento)

Impatto e Attualità

La massima conserva grande attualità perché traduce un principio universale applicabile oltre l’ambito religioso: nell’educazione, nello sport e nella vita sociale la qualità delle relazioni e l’etica del comportamento determinano risultati più duraturi delle abilità isolate. Nel basket moderno, dove le statistiche e l’ego possono dominare, questo passo ricorda allenatori e giocatori che la coesione, il sacrificio e il supporto reciproco creando valore collettivo spesso portano a successi più solidi e significativi.

Esempi di Utilizzo

  • Un allenatore che premia l’assist e la difesa condivisa più dei punti individuali, spiegando che la «carità» della squadra crea vittorie reali.
  • Un giocatore torna in campo dopo un infortunio grazie alla fede nella riabilitazione e alla speranza, e mette il benessere del collettivo davanti alle sue statistiche.
  • Un progetto giovanile usa il basket per insegnare resilienza e altruismo: i ragazzi imparano che il passaggio e la solidarietà valgono più del singolo canestro.

Variazioni e Sinonimi

  • L’amore è la più grande virtù
  • Fiducia, speranza e amore: ciò che resta
  • L’agape: amore operativo e comunitario
  • Cuore di squadra: fiducia, attesa e condivisione
  • La carità come stile di gioco e di vita

Domande Frequenti (FAQ)

Q: Da dove proviene questa citazione?

La frase è tratta dalla Prima Lettera ai Corinzi, capitolo 13, versetto 13, nel Nuovo Testamento, attribuita all’apostolo Paolo.

Q: Cosa significa «carità» in questo contesto?

Qui «carità» (agapè) indica un amore attivo, altruistico e orientato al bene comune: in ambito sportivo significa gioco di squadra, sostegno reciproco e fair play.

Q: Come si applica questa idea nel basket?

Si traduce nel privilegiare il passaggio, la difesa collettiva, la disciplina e la responsabilità verso i compagni: la vittoria del gruppo vale più del successo individuale.

Q: Perché è ancora citata oggi?

Perché esprime valori universali — fiducia, speranza e amore operativo — fondamentali per la convivenza e per il successo sostenibile in squadre, comunità e relazioni.

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Curiosità

Nel testo greco la parola usata per «carità» è agapè, che indica un amore disinteressato e operoso più che un semplice sentimento. Il «Cantico della carità» di 1 Corinzi 13 è spesso ricordato in cerimonie nuziali e letture pubbliche; nel contesto sportivo è stato ripreso da allenatori e leader per enfatizzare la cultura del team rispetto all’individualismo.


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