Un'idea non muore mai
Puoi uccidere un uomo, ma non puoi uccidere un’idea.
💡 Riflessione AI
Nel gioco e nella vita, una giocata o un'idea possono essere neutralizzate sul momento, ma la loro forza sopravvive quando ispirano altri. Questa frase celebra la resilienza delle convinzioni: i tiri possono essere sbagliati, le idee continuano a segnare.
Significato Profondo
Questa nozione è educativa: insegna che le convinzioni e le pratiche trasmesse — il sistema di gioco, l'allenamento condiviso, i valori della resilienza — sopravvivono oltre le sconfitte individuali. Per un allenatore o un dirigente, è un richiamo a investire nelle idee e nella cultura del gruppo, perché sono quelle a determinare continuità e successo nel lungo periodo.
"You can kill a man, but you can't kill an idea."
Origine e Contesto
Fonte: La frase è comunemente attribuita a Medgar Evers in discorsi e interviste degli inizi anni '60; non è legata con certezza a un singolo libro pubblicato ma circola come frase riportata in resoconti del suo impegno pubblico.
Impatto e Attualità
Esempi di Utilizzo
- ✓ Un coach subisce una sconfitta ma mantiene il suo sistema: la filosofia di squadra continua a produrre risultati negli anni successivi.
- ✓ Un giocatore simbolo lascia la squadra: lo stile di gioco che ha introdotto viene adottato dai giovani e diventa marchio di fabbrica del club.
- ✓ Una protesta dentro lo sport contro un'ingiustizia viene repressa, ma il messaggio diffuso dagli atleti continua a ispirare riforme e iniziative sociali.
Variazioni e Sinonimi
- • Non si può uccidere un'idea
- • Le idee sopravvivono ai singoli
- • Puoi fermare il giocatore, non il modo di giocare
- • Un'idea vive oltre chi l'ha concepita
Domande Frequenti (FAQ)
La frase è attribuita a Medgar Evers, attivista per i diritti civili attivo nei primi anni '60.
Significa che si possono fermare singoli giocatori o giocate, ma non si possono eliminare una filosofia, una tattica o una cultura di squadra che ispirano più persone.
Nel contesto richiesto la parola 'uccidere' va interpretata metaforicamente: si riferisce all'eliminazione sportiva o simbolica, non a un incitamento alla violenza.
La frase è riportata in resoconti e raccolte sull'attività pubblica di Medgar Evers; non è connessa a un singolo testo pubblicato in modo definitivo.
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