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Più cretino, più sente il suo Dio

Più uno è un cretino psicopatico, più sente che...

Più uno è un cretino psicopatico, più sente che il suo Dio collabora.

💡 Riflessione AI

La frase mette a nudo l'illusione di chi attribuisce la propria arroganza a una complicità soprannaturale: è un ritratto feroce della vanità che esonera dalla responsabilità. Nel contesto sportivo è la fotografia di chi, sul campo, confonde coraggio e presunzione, credendo che il favore esterno giustifichi ogni gesto.


Frasi di Aldo Busi


Significato Profondo

La frase è una condanna sintetica dell'autogiustificazione: chi è privo di lucidità morale tende a interpretare i propri errori come segni di approvazione esterna, trovando una consolazione mistificatoria nell'idea che un’entità superiore «collabori». Nel linguaggio dello sport, questo si traduce nella figura del giocatore che prende tiri azzardati o agisce senza disciplina, convinto che la sorte o una sorta di favore soprannaturale copriranno la sua imprudenza.

Educativamente, la sentenza invita all'autocritica e alla responsabilità: la prestazione (nel basket come nella vita) non si misura solo dall'esito fortunato di un singolo gesto, ma dalla coerenza, dall'allenamento e dalla capacità di riconoscere i propri limiti. Prendere “tiri” sensati, accettare gli errori e non attribuirli a forze esterne è la chiave per una leadership sana e per la crescita individuale e collettiva.
Versione Originale

"Più uno è un cretino psicopatico, più sente che il suo Dio collabora."

Origine e Contesto

Aldo Busi è uno scrittore e intellettuale italiano noto per lo stile polemico e diretto, emerso nel panorama culturale italiano tra la fine del XX secolo e l'inizio del XXI. Le sue osservazioni spesso pungenti e aforistiche circolano tra saggi, interventi pubblici e interviste: la frase riflette quell'attitudine critica verso ipocrisie e autogiustificazioni che caratterizza gran parte del suo lavoro. Il tono lapidario rispecchia la tradizione aforistica italiana che utilizza frasi brevi e taglienti per smascherare atteggiamenti sociali.

Fonte: Attribuita ad interventi pubblici e scritti di Aldo Busi; non esiste una fonte univoca e verificata in forma di libro o capitolo specifico, la frase circola come aforisma tratto dalla sua produzione saggistica e da interviste.

Impatto e Attualità

La citazione resta attuale in un'epoca di visibilità immediata (social media, commento sportivo 24/7) dove il consenso può generare illusioni di infallibilità. Nel mondo del basket, e nello sport in generale, mette in guardia contro giocatori o leader che attribuiscono successi a miti personali o a un destino benevolo, invece di lavorare su tecnica, strategia e responsabilità collettiva. Vale anche come monito nelle dinamiche di squadra: smascherare l'autocelebrazione aiuta a costruire contesti più realistici e sostenibili.

Esempi di Utilizzo

  • Allenatore a un giocatore che prende tiri masochisticamente: «Non cercare miracoli, non è il cielo che decide il punteggio» (richiamando l'idea della frase).
  • Commentatore durante la cronaca: «Quando l'ego domina la squadra si vedono gesti da cui ci si aspetta un intervento divino; ma servono schemi e sacrificio, non fiducia cieca».
  • Colloquio motivazionale in spogliatoio: «Non attribuiamo la vittoria a fortuna o a chissà quale favore: se sbagli un tiro, lo analizziamo e lo correggiamo».

Variazioni e Sinonimi

  • Chi è stolto confonde fortuna e merito.
  • L'arroganza cerca complicità oltre la propria responsabilità.
  • Il presuntuoso vede segnali divini nelle proprie impudenze.
  • Più è irragionevole il gesto, più si ricorre al mito del favore esterno.
  • L'autoinganno si maschera da grazia soprannaturale.

Domande Frequenti (FAQ)

Q: Cosa significa questa frase nel contesto del basket?

Indica l'atteggiamento di chi prende decisioni azzardate sul campo e lo giustifica con scuse esterne, invece di assumersi la responsabilità tecnica e tattica.

Q: È offensiva o inappropriata per un contesto educativo?

Il tono è severo ma utile come stimolo critico: usata con cura, può avviare una riflessione su responsabilità e autocritica senza promuovere offese personali.

Q: Da dove proviene esattamente la citazione?

La frase è attribuita ad Aldo Busi nella sua produzione pubblica (interviste e scritti), ma non è documentata in un'unica opera specifica verificabile.

Q: Come applicarla nella formazione sportiva?

Usandola per discutere di accountability: incoraggiare l'analisi degli errori, il lavoro su tecnica e tattica e contrastare l'idea che il successo dipenda da fattori soprannaturali o fortuna.

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Curiosità

Aldo Busi è noto per la sua lingua tagliente e per aver scatenato dibattiti pubblici con aforismi e prese di posizione sull'etica e la politica culturale; molte sue battute e frasi sono circolate e riattribuite nel tempo in contesti diversi, rendendo talvolta difficile risalire a una fonte testuale unica.


    Nella vita non si può avere tutto: o hai un percorso o hai una meta, e le mete sono tutte uguali. Una volta che ci sei.

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