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Rilke: tristezza repressa nello sport

Pericolose e cattive sono solo le tristezze che po...

Pericolose e cattive sono solo le tristezze che portiamo tra la gente, per sopraffarle; come malattie trattate in modo superficiale e sciocco, esse non fanno che arretrare per erompere, dopo una breve pausa, tanto più virulentemente; e si ammassano nell’intimo e sono vita, sono vita non vissuta, svilita, perduta, di cui si può morire.

💡 Riflessione AI

Rilke mette in guardia contro le tristezze trattenute: non sono innocue, ma consumano l’interno e impediscono di giocare la vita pienamente. Nel contesto sportivo la frase parla delle emozioni represse che compromettono tiri, scelte e relazioni di squadra.


Frasi di Rainer Maria Rilke


Significato Profondo

La frase descrive la tristezza trattenuta come un agente che si accumula e finisce per minare la vita dall’interno: non si risolve evaporando, ma si prepara a esplodere più virulenta quando meno ce lo aspettiamo. In chiave sportiva, queste parole si traducono nella dinamica per cui emozioni non elaborate — frustrazione, paura, senso di colpa — si accumulano e sabotano concentrazione, fiducia nei tiri e relazioni di squadra, trasformando opportunità in occasioni mancate.

Il richiamo è pratico ed educativo: riconoscere e gestire i sentimenti in modo autentico è parte dell’allenamento mentale tanto quanto la tecnica del tiro. Le emozioni represse diventano “vita non vissuta” sul campo — passaggi non fatti, tiri evitati, leadership inceppata — e possono “uccidere” metaforicamente la carriera o la stagione se non affrontate con strumenti adeguati (dialogo, supporto psicologico, routines di recupero).
Versione Originale

"Gefährlich und böse sind nur die Traurigkeiten, die wir unter die Menschen tragen, um sie zu überwältigen; wie Krankheiten, die oberflächlich und töricht behandelt werden, ziehen sie sich nur zurück, um nach einer kurzen Pause um so virulenter auszubrechen; und sie drängen sich im Innern zusammen und sind Leben, sind nicht gelebtes Leben, erniedrigtes, verlorenes, an dem man sterben kann."

Origine e Contesto

Rainer Maria Rilke (1875–1926), poeta austro-boemo del primo Novecento, è figura di riferimento del modernismo poetico. Molte delle sue riflessioni sull’interiorità e la solitudine compaiono nelle Lettere a un giovane poeta, una raccolta di consigli e meditazioni rivolta a un aspirante scrittore. Il contesto culturale è quello di un’Europa in trasformazione, dove l’indagine sull’interiorità e l’autenticità personale diventano temi centrali.

Fonte: Lettere a un giovane poeta (Briefe an einen jungen Dichter), raccolta di lettere di Rainer Maria Rilke

Impatto e Attualità

La frase resta rilevante perché parla di salute mentale, un tema oggi imprescindibile nello sport. Squadre e allenatori riconoscono sempre più l’importanza del benessere emotivo: emozioni non elaborate portano a cali di rendimento, infortuni psicologici e tensioni sociali nel gruppo. Nel basket contemporaneo l’applicazione pratica è evidente: migliorare il dialogo, la psicologia sportiva e le routine di recovery aiuta a prevenire le «esplosioni» emotive che sabotano tiri, decisioni e carriera.

Esempi di Utilizzo

  • Allenamento: un giocatore che nasconde rabbia e delusione dopo un errore continua a sbagliare i tiri liberi fino a quando non lavora sulle emozioni con il coach mentale.
  • Team meeting: un allenatore usa la frase per incoraggiare la comunicazione aperta, prevenendo tensioni che altrimenti si trasformerebbero in comportamenti sabotanti durante le partite.
  • Preparazione mentale: uno psicologo dello sport introduce routine di journaling e debriefing post‑gara per evitare che frustrazioni represse esplodano nella fase decisiva del campionato.

Variazioni e Sinonimi

  • Le emozioni represse diventano ferite internalizzate.
  • La tristezza nascosta si trasforma in energia distruttiva.
  • Non elaborare il dolore lo rende più pericoloso.
  • Trattenere il sentimento è come curare male una ferita.

Domande Frequenti (FAQ)

Q: Cosa significa questa citazione per un giocatore di basket?

Significa che emozioni non espresse possono accumularsi e sabotare prestazioni tecniche e relazioni di squadra; è un invito a gestire il mondo emotivo come parte dell'allenamento.

Q: Da dove proviene la frase?

Proviene dalle riflessioni di Rainer Maria Rilke raccolte nelle Lettere a un giovane poeta.

Q: Come applicarla in allenamento?

Introdurre momenti di dialogo, supporto psicologico, debriefing e pratiche di regolazione emotiva per prevenire l’accumulo di tensioni che incidono sulla performance.

Q: È una frase violenta o pericolosa?

La parola 'morire' è usata in senso metaforico: indica il deterioramento della vita interiore o della carriera se le emozioni non vengono affrontate.

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Curiosità

Rilke scrisse le sue Lettere a un giovane poeta a un aspirante poeta chiamato Franz Xaver Kappus; il testo è diventato un manuale di introspezione citato spesso anche fuori dall’ambito letterario, incluso lo sport, dove allenatori e atleti lo usano come spunto per parlare di autenticità e lavoro sull’interiorità. Rilke nacque a Praga nel 1875 e morì nel 1926; la sua opera insiste sul valore della solitudine creativa e sull’importanza di vivere profondamente.


    È questo in fondo l’unico coraggio che si richieda a noi: essere coraggiosi verso quanto di più strano, prodigioso e inesplicabile ci possa accadere.

    L’amore consiste in questo, che due solitudini si proteggono a vicenda, si toccano, si salutano.

    Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare, ma per noi che sappiamo anche la brezza sarà preziosa.

    L’amore è l’occasione unica di maturare, di prendere forma, di diventare in se stessi un mondo.

    Se non opposi resistenza all'amata, fu perché tra tutte le forme con cui un uomo si impadronisce di un altro, la sua soltanto, irresistibile, mi parve avere una giustificazione.

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