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L'abitudine: Fallaci, Basket e Vita

Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si...

Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si impara a portare le catene a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto. L'abitudine è il più spietato dei veleni perché entra in noi lentamente, silenziosamente e cresce a poco a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza, e quando scopriamo d'averla addosso ogni gesto s'è condizionato, non esiste più medicina che possa guarirci.

💡 Riflessione AI

L'abitudine viene descritta come un veleno lento che annienta la coscienza e il gesto umano; nello sport è la routine che trasforma il gesto vivo in automatismo spento. Riconoscerla è il primo passo per ritrovare responsabilità, creatività e passione sul campo e nella vita.


Frasi di Oriana Fallaci


Significato Profondo

La citazione mette in luce l'effetto corrosivo dell'abitudine: un processo graduale che normalizza la presenza di ciò che è doloroso o ingiusto fino a renderlo quasi invisibile alla coscienza. L'abitudine agisce come condizionamento: ogni gesto perde intenzionalità, le scelte si riducono a risposte automatiche e l'individuo smarrisce la capacità di reagire o di cambiare rotta.

In chiave sportiva, e specificamente nel basket, il passaggio da gesto consapevole ad automatismo può essere sia risorsa sia trappola. La tecnica ripetuta produce competenza, ma se l'abitudine non è nutrita da intenzione e osservazione critica, il giocatore rischia di giocare meccanicamente, perdendo creatività, lettura della partita e motivazione. La cura è un lavoro intenzionale: rompere routine distruttive, reinvestire energia nella consapevolezza e sottoporsi a esercizi che riattivino la mente tanto quanto il corpo.
Versione Originale

"Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si impara a portare le catene a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto. L'abitudine è il più spietato dei veleni perché entra in noi lentamente, silenziosamente e cresce a poco a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza, e quando scopriamo d'averla addosso ogni gesto s'è condizionato, non esiste più medicina che possa guarirci."

Origine e Contesto

Oriana Fallaci (1929–2006) fu una giornalista e scrittrice italiana nota per le interviste incisive e lo stile personale, intenso e spesso polemico. La sua produzione spazia dal reportage di guerra alla narrativa e agli editoriali di forte impronta esistenziale e civile. La riflessione sull'abitudine si inserisce nella sua comune attenzione alle dinamiche della libertà individuale e alla capacità dell'individuo di opporsi al conformismo e alla rassegnazione.

Fonte: La citazione è attribuita a Oriana Fallaci e circola in raccolte di aforismi e citazioni: non esiste una fonte unica e universalmente verificata in una specifica opera pubblicata, ma il contenuto rispecchia i temi ricorrenti nelle sue interviste e nei suoi scritti.

Impatto e Attualità

La frase resta attuale perché affronta temi universali: la perdita di senso dovuta alla routine, la diffusione del burnout e la necessità di consapevolezza nelle pratiche quotidiane. In ambito sportivo contemporaneo, con atleti sottoposti a carichi ripetitivi e pressioni mediatica, il richiamo a rompere l'abitudine è un invito a pratiche intenzionali, prevenzione mentale e innovazione negli allenamenti.

Esempi di Utilizzo

  • Un allenatore di basket che modifica il programma di allenamento per uscire dalla routine: nuovi esercizi, scenari di gioco imprevisti e lavoro sulla consapevolezza per riattivare reattività e creatività.
  • Un giocatore che si accorge di aver perso passione e rinnovando abitudini quotidiane (sonno, dieta, rituali pre-partita) ritrova motivazione e performance.
  • Un programma di coaching mentale che usa la frase come spunto per prevenire il burnout degli atleti, introducendo esercizi di mindfulness e deliberate practice.

Variazioni e Sinonimi

  • La routine è un veleno che si insinua silenzioso.
  • La consuetudine annebbia la coscienza e il gesto.
  • La ripetizione spegne la meraviglia e la volontà.
  • L'abitudine anestetizza l'anima e la reattività.

Domande Frequenti (FAQ)

Q: Chi ha scritto questa frase?

La frase è attribuita alla giornalista e scrittrice italiana Oriana Fallaci.

Q: Da quale opera proviene la citazione?

Non è possibile associare la citazione a un'opera singola con certezza; è ricorrente nelle raccolte di citazioni e rispecchia i temi delle sue interviste e saggi.

Q: Cosa significa nel contesto sportivo (basket)?

Indica come la routine non monitorata possa trasformare il gesto tecnico in automatismo privo di coscienza tattica: serve lavoro intenzionale per mantenere creatività e vigilanza.

Q: Come applicare questo concetto in allenamento?

Introdurre variazioni, stimoli nuovi, esercizi situazionali e pratiche di consapevolezza per evitare che la ripetizione diventi apatia o perdita di senso.

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Curiosità

Fallaci era celebre per lo stile diretto e combattivo: molte sue affermazioni circolano come aforismi slegati dal contesto più ampio degli articoli o delle interviste. Questo fenomeno ha reso alcune sue frasi famose ma difficili da attribuire a un singolo testo verificabile.


    La delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo.

    Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato.

    Inaridisce, la delusione. Demolisce. Sia che te la imponga un individuo o un gruppo, sia che te la infligga una speranza o un’idea, t’annienta.

    Sono troppo convinta che la vita sia bella anche quando è brutta che nascere sia il miracolo dei miracoli, vivere: il regalo dei regali. Anche se si tratta d’un regalo molto complicato, molto faticoso, a volte doloroso.

    Tra un uomo e una donna ciò che chiamano amore è una stagione. E se al suo sbocciare questa stagione è una festa di verde, al suo appassire è solo un mucchio di foglie marce.

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