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Orgoglio o Apparenza nello Sport

Nella nostra cultura c’è poco orgoglio e molta ...

Nella nostra cultura c’è poco orgoglio e molta superbia, poca dignità e molta apparenza

💡 Riflessione AI

La frase denuncia la differenza tra sostanza e facciata: nella cultura contemporanea si esibisce più il ruolo che la dignità. Nel contesto sportivo è un invito a coltivare l'orgoglio di squadra invece della superbia individuale.


Frasi di Umberto Galimberti


Significato Profondo

La frase mette in luce una discordanza tra valore interiore e immagine esteriore: «poco orgoglio e molta superbia» oppone l'orgoglio inteso come rispetto di sé e degli altri alla superbia intesa come vanità. Nel contesto educativo e sportivo questo si traduce nella differenza tra la cura del miglioramento personale e collettivo e la ricerca di apparire più forte o vincente a tutti i costi.
Applicata al basket o alla metafora della vita sportiva, la contrapposizione riguarda scelte concrete: privilegiare la tecnica, la disciplina e la solidarietà del gruppo (dignità) contro l'ossessione per gli highlight, i numeri individuali e la facciata (apparenza). È un richiamo a valutare performance e comportamenti non solo per il risultato visibile, ma per il valore etico che costruiscono nel tempo.
Versione Originale

"Nella nostra cultura c’è poco orgoglio e molta superbia, poca dignità e molta apparenza"

Origine e Contesto

Umberto Galimberti, filosofo e saggista italiano nato nel 1942, è noto per le sue analisi critiche della cultura contemporanea e dei mutamenti del soggetto nella modernità. Negli ultimi decenni la sua voce è stata spesso rivolta a interpretare come i media, la tecnologia e la società dei consumi abbiano cambiato i rapporti sociali e i modelli di identità, fornendo il quadro intellettuale in cui questa osservazione prende senso.

Fonte: Citazione attribuita a Umberto Galimberti e presente in interventi, interviste e scritti divulgativi sull'etica e la cultura contemporanea; non sempre rintracciabile in un singolo testo pubblicato come frase isolata.

Impatto e Attualità

La frase resta attuale perché descrive fenomeni amplificati dai social e dalla cultura delle prestazioni: nello sport moderno emerge la tensione tra risultati visibili (statistiche, clip virali) e processi meno appariscenti come allenamento, umiltà e coesione. Per allenatori, atleti e formatori è una lente critica utile per bilanciare ambizione e valori, evitando che la ricerca dell'immagine comprometta la dignità del gioco.

Esempi di Utilizzo

  • Discorso di un coach prima di una partita: richiamare la squadra a giocare con dignità anziché cercare solo il colpo spettacolare per i social.
  • Analisi post-partita su un giocatore che cura più il proprio highlight che il gioco di squadra: si privilegia l'apparenza alla responsabilità.
  • Post motivazionale su Instagram che invita giovani atleti a lavorare sul carattere e sulla tecnica, non solo sull'immagine e i like.

Variazioni e Sinonimi

  • Più apparenza che sostanza
  • Vanità al posto dell'umiltà
  • Risultati appesi all'immagine, non al lavoro
  • Superficialità anziché dignità

Domande Frequenti (FAQ)

Q: Cosa intende Galimberti con 'orgoglio' in questo contesto?

Qui l'orgoglio è inteso come rispetto di sé, senso del dovere e dignità personale, non come arroganza.

Q: Come si applica questa frase al mondo del basket?

Nel basket significa privilegiare il lavoro di squadra, la disciplina e la responsabilità sui tiri spettacolari finalizzati solo all'apparenza.

Q: Perché è importante nel coaching moderno?

Perché aiuta i coach a promuovere valori duraturi (etica, impegno, coesione) anziché cercare solo performance vistose e numeri individuali.

Q: La citazione è stata pubblicata in un libro specifico?

La frase è attribuita a Galimberti in interviste e interventi divulgativi; non sempre è rintracciata come citazione estratta da un unico testo pubblicato.

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Curiosità

Galimberti è conosciuto per collegare filosofia, psicologia e critica culturale in linguaggio accessibile; molte sue osservazioni circolano anche come citazioni sintetiche in conferenze e interviste, il che talvolta rende difficile attribuirle a un singolo libro o articolo.


    Solo con gli amici della banda oggi molti dei nostri ragazzi hanno l'impressione di poter dire davvero "noi", e di riconfermarlo in quelle pratiche di bullismo che sempre più caratterizzano i loro comportamenti a scuola. Lo sfondo è quello della violenza sui più deboli e la pratica della sessualità precoce ed esibita sui telefonini e su internet dove, compiaciuti, fanno circolare le immagini delle loro imprese.

    Tra invidia e superbia c’è una sottile parentela dovuta al fatto che il superbo, se da un lato tende a superare gli altri, quando a sua volta viene superato non si rassegna, e l’effetto di questa non rassegnazione è l’invidia.

    Tra l’ira funesta del Pelide Achille e l’ira di Dio dopo il peccato di Adamo, sembra che l’Occidente, che ha nella cultura greca e in quella giudaico-cristiana le sue matrici, rinvenga nell’ira, o come più frequentemente si dice nella “rabbia”, uno dei suoi segni distintivi.

    La felicità, nonostante la pubblicità vi illuda, non ci viene dall’ultima generazione di telefonini o di computer, e più in generale di “prodotti”, ma da uno straccio di “relazione in più”.

    È come se fotografandosi, i ragazzi cercassero l’identità che non possiedono, e la trovassero più attraverso la loro rete che attraverso i loro occhi.

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