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La vanità: cormorano insaziabile nello sport

La frivola vanità, cormorano insaziabile, non esi...

La frivola vanità, cormorano insaziabile, non esita a pascersi di sé stessa.

💡 Riflessione AI

La frase paragona la vanità a un cormorano che si divora fino all'abisso: un vizio che si autoalimenta e finisce per danneggiare chi lo coltiva. Nel contesto sportivo indica come l'ossessione per l'immagine o il gesto spettacolare possa consumare la performance.


Frasi di William Shakespeare


Significato Profondo

La metafora del "cormorano insaziabile" descrive la vanità come un appetito che si autoalimenta: più si cerca di nutrirla (con elogi, apparizioni, gesti estrosi), più cresce e alla fine devasta il soggetto. Nel linguaggio sportivo, questo si traduce nel giocatore che predilige tiri spettacolari per la visibilità rispetto a scelte tattiche che favorirebbero la squadra e la carriera a lungo termine.

A livello personale la frase mette in guardia dall'autoinganno: la vanità può dare sollievo immediato (consensi, like, applausi) ma impoverisce la sostanza (tecnica, impegno, crescita). È un ammonimento etico ed esistenziale che invita a reimpostare priorità verso disciplina, lavoro e responsabilità collettiva.
Versione Originale

"English rendering (not traced to a canonical source): "Frivolous vanity, insatiable cormorant, does not hesitate to feed upon itself." — attribuzione incerta, possibile parafrasi moderna."

Origine e Contesto

William Shakespeare visse nella fine del XVI e inizio del XVII secolo, periodo noto come l'età elisabettiana e giacobina, caratterizzato da grande fervore teatrale e riflessioni sulla natura umana. Tuttavia, l'attribuzione di questa specifica formulazione è incerta: il testo proposto sembra essere una parafrasi moderna e poetica dei temi shakespeariani (vanità, ipocrisia, corruzione) piuttosto che una citazione testuale rintracciabile nelle opere canoniche.

Fonte: Attribuzione a William Shakespeare non confermata: la formulazione italiana fornita non corrisponde a una linea verificabile nelle opere canoniche. Potrebbe trattarsi di una parafrasi moderna ispirata ai temi shakespeariani.

Impatto e Attualità

La frase resta attuale perché fotografare la tensione tra apparenza e sostanza è centrale nell'era dei social e del personal branding: nello sport professionistico i giocatori affrontano la pressione di mostrarsi, ottenere visibilità e monetizzare la propria immagine. Questo causa scelte di breve respiro che possono "uccidere" metaforicamente la carriera — perdendo fiducia, coesione di squadra e opportunità di crescita sostenibile.

Esempi di Utilizzo

  • Un tiratore che preferisce provare tiri spettacolari per i social e finisce per sbagliare i momenti decisivi della partita.
  • Un atleta che coltiva l'immagine personale trascurando allenamento e salute mentale, con calo di rendimento e infortuni.
  • Una squadra che privilegia la ricerca di highlight individuali anziché il gioco collettivo, perdendo coesione e risultati.

Variazioni e Sinonimi

  • La vanità si morde la coda
  • L'ego che si nutre e si consuma
  • Il vizio autoalimentante dell'apparenza
  • La gloria effimera che divora chi la cerca

Domande Frequenti (FAQ)

Q: Questa frase è davvero di Shakespeare?

La formulazione fornita non è rintracciabile nelle opere canoniche di Shakespeare; sembra piuttosto una parafrasi moderna ispirata ai suoi temi.

Q: Cosa significa nel contesto del basket?

Indica che la ricerca della spettacolarità e del consenso può compromettere le scelte di gioco e la performance della squadra.

Q: Come può un atleta evitare questa 'vanità'?

Focalizzandosi su allenamento, disciplina, lavoro di squadra e gestione dell'immagine con strategia, non istinto.

Q: È appropriato usare questa citazione in un articolo sportivo?

Sì, a condizione di chiarire l'attribuzione incerta e di contestualizzarla nel tema dell'immagine e della performance.

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Curiosità

Sebbene l'immagine dell'animale che divora sia frequente nella letteratura per descrivere vizi umani, non è insolito trovare a posteriori attribuzioni errate a grandi autori come Shakespeare; il loro prestigio rende facili le parafrasi postume che sembrano 'suonare' shakespeariane.


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