📖 Biografia e Stile
Leo Longanesi (1905–1991) è stato una figura centrale del giornalismo e dell'editoria italiana del Novecento. Nato a Bagnacavallo, si impose per la sua ironia corrosiva, il gusto per l'aforisma e la capacità di fondere impegno culturale e senso commerciale: fu giornalista, scrittore, pubblicitario e fondatore di case editrici e riviste che incisero sul panorama culturale italiano.
Con uno stile polemico e anticonformista, Longanesi seppe creare marchi editoriali riconoscibili e dirigere testate capaci di orientare il dibattito pubblico. La sua eredità è duplice: la produzione letteraria e giornalistica e l'influenza duratura su modo di fare editoria in Italia, dove è ricordato come creatore di forme, slogan e collane editoriali dal forte carattere.
⏳ Cronologia
💡 Lo sapevi che...
- La sua casa editrice si distinse per l'attenzione al progetto grafico: Longanesi curava personalmente copertine e collane.
- Fu celebre per gli aforismi e le battute pungenti, usati spesso come strumento polemico più che come semplice ornamento letterario.
- Non si identificò mai stabilmente con un partito politico: mantenne una posizione critica e indipendente rispetto ai conformismi ideologici.
📚 Opere Principali
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La nostra ricchezza è il disordine, che poi è anche la nostra miseria.
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Nulla si difende con così tanto calore quanto quelle idee a cui non si crede.
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Non bisogna appoggiarsi troppo ai principi perché poi cedono.
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Distratta, indolente, prudente, la nostra borghesia ama i suoi figli viziati e ribelli.
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Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano queste idee.
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Ci sono anche dolori di lusso, che recano lustro a chi li sopporta.
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Alla storia non si chiede né il numero dei morti né il costo delle grandi imprese!
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La virtù affascina, ma c’è sempre in noi la speranza di corromperla.
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Non pagare i debiti, ma versare grosse lacrime di acconto ai creditori.
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I debiti di riconoscenza si pagano entro le ventiquattro ore con l'antipatia.
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Soltanto sotto una dittatura riesco a credere nella democrazia.
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Quando era fascista abusava di verbi al tempo futuro; ora, democratico, si serve del condizionale.
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Il fascismo fu una dittatura temperata dall'inosservanza delle leggi.
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La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta. Ho famiglia.
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La miseria italiana è la grande scusa che permette al governo di gettar via denari.
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In trattoria. L’avvocato O. finge di non vedermi, ma le sue orecchie mi fissano.