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Frases de Gesualdo Bufalino

Frasi di Gesualdo Bufalino

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📖 Biografia e Stile

Gesualdo Bufalino (Comiso, 1920–1996) è stato uno degli autori più singolari della letteratura italiana del Novecento. Proveniente dalla Sicilia, visse a lungo lontano dai riflettori: la sua esperienza della guerra e della prigionia, insieme a un mestiere umile, alimentarono una scrittura che mescola ironia, erudizione e una profonda attenzione alla memoria e alla morte.

Esordì tardivamente ma con immediato successo: la sua voce colpì per il linguaggio cesellato, il gusto barocco e la capacità di trasformare ricordo e dolore in narrazione «musicale». Ancora oggi Bufalino è studiato per la limpidezza morale dei suoi temi, la raffinata tessitura delle frasi e l’intima visione del tempo.

✨ Stile e Filosofia: Linguaggio cesellato e barocco, attenzione alla memoria e alla morte, ironia malinconica; riflessione morale radicata nella realtà siciliana e nel vissuto storico.

⏳ Cronologia

1920 Nascita a Comiso, Sicilia.
1940-1945 Esperienze belliche e periodo di prigionia durante la Seconda guerra mondiale, fattori ricorrenti nella sua opera.
Anni successivi Carriera professionale lontana dalla letteratura di mestiere, con lavoro che mantenne un rapporto umile con la vita culturale.
1981 Pubblicazione di Diceria dell'untore, opera che sancisce il suo esordio letterario e gli consegna immediata notorietà.
1996 Scomparsa; lascia un corpus narrativo e saggistico apprezzato per stile e profondità tematica.

💡 Lo sapevi che...

  • Debuttò in età matura: il suo romanzo più noto fu pubblicato quando aveva oltre sessant'anni.
  • Pur riconosciuto dalla critica, mantenne per lungo tempo una vita riservata, lontano dalle scene letterarie romane.

📚 Opere Principali

Diceria dell'untore Racconti e prose (antologia) Saggi e conversazioni (raccolta) Narrativa scelta (volumi di opere raccolte)

  • Eppure un guizzo solo di primavera basta a rendere allegra l’anima vedova, a mutare in panni di esaltata Arlecchina queste ostinate gramaglie.


  • Innamorarsi è un lusso, chi non può permetterselo finge.


  • Certi amori sono soltanto sudori che si somigliano.


  • È più facile amare gli altri che se stessi. Degli altri si conosce il meglio.


  • Per fortuna gli eroi muoiono di morte violenta.


  • La speranza è una specie di scarlattina infantile che ci portiamo dietro tutta la vita.


  • Non ho una buona opinione del mondo creato: un incubo da indigestione, durante una siesta di Dio.


  • Se Dio esiste, chi è? Se non esiste, chi siamo?


  • Essere non comporta necessariamente l’esistere: Dio non esiste ma è.


  • Sono gli uomini che hanno dissuaso Dio dall’esistere.


  • Dio è morto creandoci, noi siamo un’opera postuma.


  • Dio è migliore di quel che sembra, la Creazione non gli rende giustizia.


  • L’impazienza di Dio nel pubblicare il mondo non finisce di stupirmi. Cose così si tengono nel cassetto per sempre


  • Scrivere con un dito sulla polvere d’una capote il segreto più geloso di sé. Aspettare come un’assoluzione una pioggia che lo cancelli.


  • E se Dio avesse inventato la morte per farsi perdonare la vita?


  • Non è l’affievolirsi della vista, dell’udito, della memoria, della libido che segna l’avvento della vecchiaia e annunzia la prossima fine; ma è, dall’oggi al domani, la caduta della curiosità.


  • La parola è una chiave, ma il silenzio è un grimaldello.


  • C’è chi viaggia per perdersi, c’è chi viaggia per trovarsi.


  • Tale è la forza dell'abitudine che ci si abitua perfino a vivere.


  • Per quanti minuti della giornata io sono io? Per quanti altri replico una maschera, un gesto imposto da un regista che non si vede e che ignoro?


  • Ogni sguardo dello scrittore diventa visione, e viceversa: ogni visione diventa uno sguardo.


  • Vi sono suicidi invisibili. Si rimane in vita per pura diplomazia, si beve, si mangia, si cammina. Gli altri ci cascano sempre, ma noi sappiamo, con un riso interno, che si sbagliano, che siamo morti.


  • Un sociologo è colui che va alla partita di calcio per guardare gli spettatori


  • Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze.


  • Capita a volte di sentirsi per un minuto felici. Non fatevi cogliere dal panico: è questione di un attimo e passa.


  • Due infelicità, sommate, possono fare una felicità.


  • Si può anche dannare la propria vita, se si ha genio. Se si ha solo talento, è da stupidi.


  • Una carezza non lascia su un viso più impronte che una musica nell’aria.


  • I ricordi ci uccidono. Senza memoria, saremmo immortali.


  • In un mondo di inerzie contraddirsi rimane l’unico movimento.


  • La parola ha preceduto la luce e non viceversa: Fiat lux e la luce fu.


  • Il dubbio è una passerella che trema tra l’errore e la verità.


  • Chi si leva dal letto perché soffre d’insonnia, non merita quel privilegio. I nottambuli sono dei disertori.


  • Il peccato è stato inventato dagli uomini per meritare la pena di vivere, per non essere castigati senza perchè.


  • Costa una fatica del diavolo conservare una buona opinione di sé. Chissà come fanno, certuni.


  • L’universo: un acrostico dove cerco di leggere Dio.


  • Autunno, stagione sleale.


  • Meno credo in Dio più ne parlo.


  • Com’è facile oggi essere intelligenti, che scialo d’intelligenza si fa! E com’è poco rispettabile, ormai, l’intelligenza, com’è noiosa!


  • “Mi spaventa possedere chi amo, mi spaventa amare chi possiedo.” Così disse Adamo e spartì eros e amore. Ma Eva non era contenta.