Quando il leopardo ti ha già visto
Prima che tu veda un leopardo tre leopardi hanno visto te tre volte.
💡 Riflessione AI
La frase ribalta la prospettiva: spesso non siamo noi a scoprire l'avversario, ma siamo già sotto osservazione. Nel basket e nella vita invita a coltivare attenzione, preparazione e umiltà davanti ai segnali che gli altri colgono prima di noi.
Frasi di Tiziano Terzani
Significato Profondo
"Prima che tu veda un leopardo tre leopardi hanno visto te tre volte."
Origine e Contesto
Fonte: La citazione è attribuita a Tiziano Terzani ma non è rintracciata con certezza in un passaggio specifico di un'opera pubblicata; appare spesso in raccolte di aforismi e interventi biografici come espressione del suo pensiero sulla vigilanza e la prudenza.
Impatto e Attualità
Esempi di Utilizzo
- ✓ Allenatore durante il timeout: 'Ricordate: prima che vediate la loro difesa, loro hanno già studiato il vostro schema — cambiate ritmo e posizione'.
- ✓ Un giocatore che rivede il filmato: 'Ho capito che i difensori mi hanno visto andare sempre sullo stesso lato: devo variare il mio tiro'.
- ✓ Colloquio motivazionale nella vita: 'Non lamentarti di essere stato sorpreso: spesso i segnali c'erano già — impara a leggere l'ambiente e ad anticipare'.
Variazioni e Sinonimi
- • Non siamo sempre i primi a osservare; spesso siamo già osservati.
- • Gli avversari ti hanno studiato prima che tu li noti.
- • La percezione dell'altro arriva prima dell'azione visibile.
- • Chi sa guardare vede prima, chi agisce deve essere imprevedibile.
Domande Frequenti (FAQ)
Indica che gli avversari possono avere già analizzato le tue abitudini di gioco; invita dunque a variare le soluzioni, studiare l'avversario e migliorare la consapevolezza tattica.
No: va interpretata in senso metaforico e sportivo. 'Visto' e 'leopardo' sono simboli della sorveglianza strategica e dell'attenzione al rischio, non di violenza reale.
La frase è attribuita a Tiziano Terzani ma non è stata identificata con certezza in una singola opera pubblicata; è diffusa come aforisma legato al suo pensiero.
Usala come monito per lavorare sul filmato, variare schemi, simulare scout avversari e allenare la capacità di adattamento per non diventare prevedibile.
Quel che mi è sempre piaciuto del buddhismo è la sua tolleranza, l’assenza del peccato, la mancanza di quel peso sordo che noi occidentali, invece, ci portiamo sempre dietro e che è in fondo la colla della nostra civiltà: il senso di colpa.
Non bisognerebbe mai tornare nel proprio passato, né cercare di ripetere oggi quel momento di gioia che già siamo stati fortunati d’avere avuto ieri.
Che cos’è che ci fa così spavento della morte? Quello che ci fa paura, che ci congela davanti a quel momento è l’idea che scomparirà in quell’attimo tutto quello a cui noi siamo tanto attaccati. Prima di tutto il corpo. Del corpo ne abbiamo fatto un’ossessione.
Questo è un altro aspetto rasserenante della natura: la sua immensa bellezza è lì per tutti. Nessuno può pensare di portarsi a casa un’alba o un tramonto.